Le fasi della vita professionale, tra passato e futuro: ad un certo punto non basta più essere dei “tecnici”
di Mario Alberto Catarozzo
Per decenni, il modello del professionista italiano è rimasto sostanzialmente immutato: un percorso lineare che iniziava con la pratica professionale e culminava in una carriera costruita esclusivamente sulla competenza tecnica. Il commercialista si occupava di contabilità e fiscalità, l’avvocato di diritto, l’ingegnere di progettazione. Dal primo giorno fino al pensionamento, il 100 per cento del tempo veniva dedicato ai contenuti tecnici della propria disciplina. Nella seconda parte della carriera, l’esperienza accumulata permetteva di “vivere di rendita” sul sapere consolidato, con clienti fidelizzati che garantivano stabilità e prevedibilità.
Questo modello, figlio di un’epoca in cui la competenza specialistica era l’unico vero asset professionale, ha dominato il panorama degli studi professionali italiani per generazioni. La formazione universitaria preparava esclusivamente alle materie tecniche, la pratica professionale perfezionava quelle competenze, e l’iscrizione all’Albo sanciva il diritto di esercitare. Il successo professionale dipendeva dalla profondità della conoscenza tecnica e dalla reputazione costruita nel tempo attraverso il passaparola. Gli studi professionali erano spesso piccole realtà individuali o associazioni informali, dove la gestione si limitava agli aspetti burocratici essenziali. Non c’erano strategie di marketing, piani di sviluppo del business o organizzazioni complesse da coordinare. Il professionista era un artigiano del sapere, concentrato esclusivamente sulla qualità della propria prestazione intellettuale.
La svolta degli ultimi vent’anni
Secondo il IX Rapporto sulle libere professioni in Italia 2024 di Confprofessioni, il panorama professionale ha subito una trasformazione radicale. I 1,378 milioni di liberi professionisti italiani (5,8 per cento degli occupati) si trovano oggi ad affrontare sfide completamente diverse rispetto al passato. La digitalizzazione, la globalizzazione dei mercati, la complessità normativa crescente e l’evoluzione delle aspettative dei clienti hanno ridefinito completamente il perimetro dell’attività professionale. Il professionista contemporaneo non può più permettersi di essere solo un esperto tecnico. Deve padroneggiare tre dimensioni distinte, ma interconnesse:



