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Tecnologia

L’AI è la motosega del commercialista

di Stefano Ricca

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Blast
lug 24, 2026
∙ A pagamento

L’ottanta per cento dei commercialisti italiani usa già l’intelligenza artificiale. Lo certifica la ricerca “Organizzazione dello studio e impatto dell’intelligenza artificiale” della Fondazione Nazionale di Ricerca dei Commercialisti, condotta su circa quattromila professionisti. Il dato torna in primo piano questa settimana con il Rapporto 2026 sull’Albo, pubblicato il 16 luglio. Vale però leggerlo bene, quel numero: l’ottanta per cento include chi la usa ogni giorno e chi l’ha aperta una volta. Chi la usa in modo consistente è il trentaquattro per cento. Quasi uno su tre. Gli altri la sfiorano. Di fronte a questi numeri, la risposta del Consiglio nazionale è arrivata puntuale: formazione, pubblicazioni operative, linee guida. E tre parole che sintetizzano tutto: va governata.

Tre parole che presuppongono qualcosa. Presuppongono che lo strumento sia neutro, che stia lì ad aspettare di essere indirizzato, e che il professionista che lo governa con competenza resti, nel fondo, lo stesso professionista di prima. È una rassicurazione ragionevole. È anche la rassicurazione sbagliata.

Jacques Ellul era un filosofo francese di Bordeaux. Nel 1954 ha scritto un libro sulla tecnica che nessuno oggi vorrebbe leggere perché dice cose scomode. La tesi centrale è questa: ogni strumento porta con sé una logica, e quella logica nel tempo orienta le scelte di chi lo usa anche senza che se ne accorga. Non è una questione di volontà. È una questione di struttura.

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