L’Agenzia delle Entrate, con il comunicato stampa di ieri, ha voluto rassicurare il Paese su un punto assai delicato: niente controlli sui social dei contribuenti tramite intelligenza artificiale, niente data scraping, niente fantomatico algoritmo “Verifica rapporti addestrati”. Tutto fantasioso, tutto giornalistico, tutto immaginario. E già qui il contribuente medio, che non sarà un teologo ma nemmeno un ingenuo, comincia a sentire il lieve profumo dell’excusatio non petita.
Perché il problema, come spesso accade, non è ciò che viene smentito. È ciò che resta in piedi dopo la smentita.
Il comunicato dice, con la compostezza di chi sa scegliere bene gli avverbi, che nell’ordinamento italiano “non è prevista la possibilità di scaricare i dati presenti sui social network“. Benissimo. Nessuno scarica. Nessuno raschia. Nessuno fa scraping. Il punto, però, è che nessuno aveva davvero bisogno di sentirsi dire solo questo. Perché, mentre il Fisco ci spiega che non entra dalla porta dei social media con gli scarponi da trekking del data scraping, il quadro normativo già consente all’Amministrazione di utilizzare anche le informazioni “pubblicamente disponibili“, interconnettendole, pesandole, associandole a criteri selettivi e indicatori di rischio, fino a stimare la probabilità di accadimento di un rischio fiscale e perfino le conseguenze del suo verificarsi. Basta leggere l’art. 2, comma 1, lett. a) del Dlgs. 13/2024, a meno che tale disposizione non sia stata anch’essa “smentita” (ma non ci risulta!).
Uno può anche essere grato per la puntualizzazione. Ma resta la sensazione che il problema sia stato spostato con eleganza da un corridoio all’altro del palazzo. Non entriamo dai social, si dice; tuttavia il perimetro delle informazioni pubblicamente disponibili resta lì, intatto, con quella vaghezza operativa che nei testi normativi somiglia sempre un po’ a una stanza lasciata apposta senza luce.
Il quadro si fa poi ancora più interessante se si aggiunge il leggiadro passaggio dell’informativa del 19 maggio 2023, dove l’Agenzia, per salvaguardare la riservatezza delle proprie attività istituzionali ed evitare condotte elusive, spiega candidamente che non darà conto degli elementi di dettaglio sui singoli percorsi di indagine né delle informazioni sull’architettura informatica utilizzata. In pratica, il contribuente viene rassicurato con una mano e bendato con l’altra.



