Il cliente è arrivato allo studio con una notifica della banca. Conto corrente vincolato, somme bloccate. La cartella era stata notificata a fine 2025. Fuori dalla rottamazione quinquies per definizione: i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dopo il 31 dicembre 2023 non potevano essere inclusi. Nessuna finestra, nessuna scelta. Eppure la notifica era lì.
Non è un caso isolato. Da fine aprile, negli studi professionali arrivano situazioni simili. Contribuenti con posizioni debitorie recenti, nessuno strumento agevolato a disposizione, pignoramento del conto già avviato.
Vale la pena guardare la sequenza.
Il 30 aprile scorso si è chiusa la finestra per aderire alla rottamazione quinquies. Nei giorni immediatamente successivi, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha avviato la campagna di notifiche alle banche. Il piano operativo 2026 dell’ente fissava come obiettivo la trasmissione di 100-120.000 atti di pignoramento presso terzi entro fine anno, con concentrazione in Lazio, Lombardia e Campania. Gli avvisi sono partiti.
Non è una coincidenza di calendario. Finché la finestra era aperta, avviare procedure esecutive sui carichi rottamabili sarebbe stato quanto meno poco delicato. Appena la finestra si è chiusa, il blocco si è tolto.
Il meccanismo è quello del pignoramento esattoriale presso terzi: la banca riceve la notifica, blocca immediatamente le somme disponibili, senza bisogno di autorizzazione del giudice. Sessanta giorni per trasferire il denaro all’agente della riscossione. E il vincolo non riguarda solo il saldo presente al momento della notifica: la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28520 del 27 ottobre 2025, ha chiarito che la banca è tenuta a versare anche le somme che affluiscono sul conto nei sessanta giorni successivi. Un conto con saldo zero oggi può diventare aggredibile domani, quando arriva il pagamento di una fattura.



