C’è un principio geometrico che si apprende alle elementari: la via più breve tra due punti è la retta. Euclide lo dimostrò circa 2.300 anni fa, ma avendo il vantaggio di non avere una Partita IVA . Il sistema tributario italiano ha nel frattempo elaborato traiettorie che farebbero rabbrividire anche un matematico non-euclideo.
Italia anno domini 2026. La vicenda che segue è accaduta davvero ed è documentata da due risposte a interpello dell’Agenzia delle Entrate che si contraddicono a distanza di ventiquattro giorni l’una dall’altra.
Il fatto. Un medico di medicina generale (che chiameremo Tizia, come la battezza pudicamente la prassi giuridica) opera in regime forfettario ai sensi dell’articolo 1, commi 54-89, della Legge n. 190/2014. Nel corso del 2024, la sua Azienda Sanitaria Provinciale commette un errore informatico di inquadramento e la classifica come medico pediatra. Il risultato è che per tutto l’anno Tizia incassa compensi parametrati sulle tariffe pediatriche, di molto superiori a quelle di medicina generale. Tizia non se ne accorge immediatamente: i cedolini arrivano, i bonifici vengono accreditati, il 2024 scorre. A gennaio 2025 l’anomalia emerge. Tizia la segnala all’ASP. L’ASP la conferma, quantifica le somme erogate in eccesso e le recupera in parte tramite trattenute sui compensi, in parte tramite bonifico diretto. Tutto documentato. Tutto restituito.
Fine della storia? Assolutamente no.



