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Economia

La parcella non è un numero: è una dichiarazione di valore

di Mario Alberto Catarozzo

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Blast
apr 30, 2026
∙ A pagamento

Hai studiato per anni. Hai superato esami, praticantato, concorsi. Hai costruito competenze che i tuoi clienti non potrebbero mai replicare in autonomia. Eppure, quando arriva il momento di emettere la parcella, diventi insicuro, quasi sentendoti in difetto. Perché?

Non è una domanda retorica. È la domanda più importante che un professionista possa porsi e la risposta, nella maggior parte dei casi, non ha nulla a che fare con il mercato o con la concorrenza.

Il problema del pricing professionale, prima ancora di essere economico, è psicologico. È identitario. La parcella bassa non nasce quasi mai da una strategia consapevole: nasce da un “tarlo culturale” profondo, spesso non dichiarato. È il disagio di chi ha imparato — dalla cultura della professione, dalla famiglia, dall’ambiente — che chiedere troppo è sintomo di arroganza, che la competenza si dimostra lavorando bene e non attraverso il prezzo. Confondere l’umiltà con la sottovalutazione è uno degli equivoci più costosi della professione.

La ricerca dell’Università di Torino, realizzata con la Fondazione Piccatti Milanese e l’ODCEC di Torino su 146 studi di commercialisti ed esperti contabili, rivela un numero che dovrebbe fermare chiunque: tra i fattori che influenzano le tariffe, il “valore della pratica” è considerato determinante da soli 2 studi su 146. Due. La complessità del servizio guida 125 studi, la tipologia di cliente ne orienta 102. Il valore percepito dal cliente — l’impatto reale che la prestazione produce nella vita di chi paga — è quasi del tutto ignorato. Non è un dato di mercato: è un sintomo. La fotografia di una cultura professionale ancora orientata al costo e al tempo, non al valore prodotto.

È qui che bisogna intervenire, prima ancora di ridisegnare il modello di pricing. Ne ho parlato in un precedente articolo su BLAST, dedicato alla fine del billing a ore come metrica sufficiente nell’era dell’intelligenza artificiale, ma quello era il livello delle soluzioni. Questo è il livello delle fondamenta. Anche il miglior modello di tariffazione rimane fragile se chi lo applica non crede nel valore che rappresenta. È come costruire una casa su un terreno cedevole: crollerà alla prima obiezione del cliente.

La parcella non è il costo del professionista. È il segnale che mandi al mercato su chi sei e quanto vali. David Maister, il più autorevole studioso di management degli studi professionali, lo diceva in modo chiaro e diretto: “I clienti premium cercano professionisti premium. Se il tuo prezzo segnala mediocrità, attiri mediocrità.” Un prezzo alto, sostenuto da valore reale e comunicazione efficace, non allontana i clienti giusti, li seleziona. Separa chi cerca la soluzione migliore, da chi cerca quella più economica. I due profili quasi mai coincidono.

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