La lenta ma inesorabile demolizione ad opera della CEDU dell’assetto ordinamentale dell’istruttoria tributaria
di Andrea Carinci
Lentamente, ma inesorabilmente, la Corte europea dei diritti dell’Uomo sta demolendo l’assetto ordinamentale che regola i poteri istruttori dell’Autorità finanziaria. È un processo lungo, inevitabilmente, ma dall’esito che appare sempre più scontato.
Si è iniziato con il tema degli accessi, ispezioni e verifiche, ampiamente criticato dalla Corte con le sentenze Italgomme del 6 febbraio 2025 e Agrisud dell’11 dicembre 2025. È vero che il legislatore ha provato a metterci una toppa modificando l’articolo 12 della L. n. 212/2000, ma non sembra proprio che il rimedio possa dirsi adeguato ed efficace. Piuttosto, va evidenziato che alla stregua della giurisprudenza della Corte Costituzionale (sent. n. 49/2015), i giudici di merito sono oggi nelle condizioni per disapplicare direttamente il diritto interno incompatibile con la Convenzione EDU, dal momento che la giurisprudenza sul tema può dirsi oramai consolidata.
Con la recente sentenza Ferrieri et Bonassisa v. Italia dell’8 gennaio 2026 viene fatto un altro passo in avanti.



