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Fisco

La Divina Commedia “Testo Unico” dell’anima medievale: raccoglie il molteplice e lo rende “uno”

di Annalisa Cazzato

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feb 20, 2026
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Riconoscendoci la licenza poetica di un azzardato paragone, può tornare in mente il celebre motto dantesco, sopravvissuto integro nei secoli, “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza” con la recentissima approvazione del tanto atteso Testo Unico delle Imposte sui redditi, il quale ha aggiunto - probabilmente non alla virtù ma alla conoscenza (almeno si spera) del fiscalista - un tassello importante.

La legge delega per la riforma del sistema fiscale aveva individuato, tra le sue principali linee guida (cfr. articolo 21 della legge 111 del 2023), l’esigenza di contrastare la bulimia legislativa degli ultimi decenni con un’importante operazione di codificazione, articolata nell’adozione sia di testi unici, essenzialmente per materie, sia, in modo ancor più ambizioso, di un codice tributario. Tutto ciò col conclamato intento, almeno in prima battuta, di ricondurre ad unità, per materie, una disciplina normativa anomalmente stratificatasi negli anni (eufemisticamente in modo non sempre omogeneo) e disseminata ormai in troppe fonti, in particolare, (i) mappando le disposizioni vigenti per settori omogenei, (ii) coordinandole e (iii) compiendo una finale opera di “pulizia” attraverso l’eliminazione delle norme ormai incompatibili o superate.

Se si pensa alla condizione attuale del fiscalista dinanzi alla normativa tributaria, non è difficile immaginare che esso si senta, più o meno, come l’uomo (senza speranza e immerso nel peccato) dell’Inferno dantesco pronto, quindi, iniziare il duro cammino fino alla realizzazione nella libertà e pienezza del Paradiso, secondo la più immortale delle opere mai scritte da un uomo, la Divina Commedia.

Come il capolavoro del Sommo Poeta narra di una storia “unica” (sulla scia di un unitario principio ispiratore, il viaggio dell’essere umano dalla “perdizione” a “Dio” in un universo ordinato da quest’ultimo), così anche il nuovo Testo Unico, in maniera unitaria, si propone di offrire una bussola di orientamento del professionista tra i meandri della disciplina esistente in materia di imposte sui redditi, sia per le persone fisiche che per le società, coordinando le previsioni del previgente TUIR del 1986 con tutte le norme fuori sistema. Il nuovo TUIR, infatti, non censisce solo le disposizioni spot, ossia quelle che una caotica legislazione (nella sostanza perennemente emergenziale) spesso nasconde tra gli innumerevoli commi dell’articolo unico delle leggi di bilancio (o delle leggi finanziarie, secondo la denominazione ratione temporis applicabile), ma anche quelle integranti veri e propri corpi normativi complessi, come, ad esempio, le detrazioni per il recupero del patrimonio edilizio e la riqualificazione energetica degli edifici di cui al d.l. 63 del 2013, o la complessa disciplina dei redditi di capitale e di natura finanziaria di cui al d. lgs. 461 del 1997.

Al pari della Divina Commedia, che alterna, nel contesto narrativo unitario, fatti, personaggi ed eventi derivanti dalla storia più antica come da quella più recente, dalla Bibbia come dall’antichità classica, dalla simbologia come dall’autobiografia, modernizzandone la lettura e orientandola, il Testo Unico, un po’ come un archeologo delle norme che le scova, le ripulisce dallo strato di polvere, le stratifica e le restituisce alla luce, riporta ad unità una massa indistinta.

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