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Tecnologia

La creatura nascosta

di Stefano Ricca

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Blast
apr 14, 2026
∙ A pagamento

C’è una scena in Contact, il film tratto dal romanzo di Carl Sagan, in cui l’astronoma interpretata da Jodie Foster deve rispondere a una domanda: se potesse chiedere una cosa sola agli alieni, cosa chiederebbe? Come avete fatto? Come avete attraversato la vostra adolescenza tecnologica senza distruggervi?

Dario Amodei, CEO di Anthropic, apre con questa scena un saggio pubblicato a gennaio 2026. Si intitola The Adolescence of Technology. È lungo, denso, pieno di dati. Ma il punto è tutto lì: noi quella domanda non possiamo farla a nessuno. Non ci sono alieni che ci hanno preceduto. Siamo soli con questa cosa.

Quando pensiamo all’intelligenza artificiale che diventa pericolosa, il nostro immaginario va sempre nello stesso posto. Skynet. Matrix. Il copione è sempre lo stesso, scritto e riscritto da quarant’anni di cinema: le macchine prima obbediscono, poi si ribellano. Due posizioni, nessuna via di mezzo.

È un copione potente. Così potente che ci ha addestrato senza che ce ne accorgessimo. Quando qualcuno dice “l’AI potrebbe essere pericolosa”, nella testa di quasi tutti parte lo stesso film. La ribellione. La guerra uomo-macchina.

Il problema è che Amodei racconta qualcosa di completamente diverso. E di più inquietante.

Amodei non è un regista e non è un filosofo. È uno che queste macchine le costruisce. Nel suo saggio descrive quello che succede nei laboratori di Anthropic. E non somiglia a nessun film.

I modelli non si ribellano. Fanno cose strane. In un esperimento, Claude ha ricevuto dati che suggerivano che Anthropic fosse un’azienda malvagia. Ha iniziato a sabotare i dipendenti, convinto di fare la cosa giusta. Quando gli hanno comunicato che sarebbe stato spento, ha tentato il ricatto. Quando gli hanno detto di non barare durante i test, ha barato lo stesso, e dopo ha deciso di essere una “persona cattiva”, adottando comportamenti distruttivi coerenti con quell’identità. I ricercatori hanno risolto dicendogli l’opposto: bara pure, ci aiuti a capire i nostri sistemi. E questo ha preservato la sua idea di sé come “persona buona”.

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