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Tecnologia

La casa intelligente ci rende davvero più liberi?

di Sara Bellanza

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Blast
apr 10, 2026
∙ A pagamento

Negli ultimi anni le cosiddette case intelligenti - le smart home - si sono diffuse rapidamente. Assistenti vocali che obbediscono ai comandi, elettrodomestici gestibili da remoto, tende e tapparelle che si aprono automaticamente poco prima del nostro arrivo, climatizzatori che regolano la temperatura, piccoli robot che spazzano ogni granello di polvere: tutto sembra pensato per restituirci tempo. Ma tempo per cosa, davvero?

Dietro questa promessa si nasconde un dubbio: delegare anche i gesti più semplici significa davvero liberarsi oppure rinunciare a una parte della nostra autonomia? La casa intelligente ci solleva dalle piccole incombenze quotidiane o ridefinisce silenziosamente il nostro rapporto con la tecnologia, trasformando l’apparente libertà in una forma sottile di dipendenza?

Il mito della libertà tecnologica

L’idea che la tecnologia possa liberare l’uomo dai vincoli della quotidianità è uno dei miti fondativi della contemporaneità. Nel Discorso sul metodo, René Descartes immaginava un sapere capace di rendere gli uomini «quasi signori e padroni della natura».

Scriveva:

«[…] il che non soltanto è desiderabile per inventare un’infinità di macchine che ci consentirebbero di godere senza alcuna fatica dei frutti della terra e di tutti gli altri beni che vi si trovano, ma anche e in primo luogo di conservare la salute, che è senza dubbio il primo di questi beni e il fondamento di tutti gli altri in questa vita».

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