Con la Legge di Bilancio 2026 il legislatore ha deciso di riportare in vita l’iperammortamento come leva per sostenere gli investimenti delle imprese. Il successivo D.L. n. 38/2026 ne ha definito il funzionamento operativo. Ma, superata la fase dell’entusiasmo iniziale e delle prime comunicazioni al GSE, emerge una domanda che forse merita di essere posta: l’incentivo sta davvero aiutando le imprese a investire oppure sta modificando il modo in cui il mercato vende e acquista i beni agevolati?
Nella pratica professionale capita sempre più spesso di confrontarsi con produttori e rivenditori che impostano la propria strategia commerciale partendo dall’agevolazione fiscale. Non si vende soltanto un macchinario: si vende soprattutto il beneficio tributario collegato al macchinario. L’argomento principale della trattativa non è più la produttività dell’investimento, ma il risparmio fiscale che ne deriva.
È una conseguenza inevitabile di qualsiasi incentivo pubblico, ma il punto è chiedersi fino a che punto ciò sia fisiologico. Un’impresa dovrebbe acquistare un bene perché ne ha realmente bisogno, perché migliora il processo produttivo, aumenta la qualità o riduce i costi. Se invece la scelta viene guidata principalmente dalla possibilità di accedere all’iperammortamento, il rischio è che l’incentivo finisca per orientare il mercato più di quanto non facciano le reali esigenze industriali.



