Iperammortamento 2026: perché non basta sviluppare un software per ottenere l’agevolazione
Gabriele Silva
Tra le domande che stanno emergendo con maggiore frequenza in queste prime fasi dell’iperammortamento 2026 ce n’è una che, apparentemente, sembra molto semplice: “Sto sviluppando un software personalizzato per la mia azienda. Posso accedere all’agevolazione?”. È una domanda legittima, ma spesso rischia di portare imprenditori, consulenti e software house nella direzione sbagliata. Perché porta a concentrarsi immediatamente sul beneficio fiscale, quando invece il vero tema dovrebbe essere un altro: quale trasformazione digitale sta realmente realizzando l’impresa? L’impressione è che molti progetti vengano oggi analizzati partendo dal punto di arrivo, cioè dalla verifica dell’agevolabilità, anziché dal punto di partenza, cioè dall’individuazione di un’esigenza organizzativa, produttiva o gestionale concreta.
Negli ultimi mesi mi è capitato di esaminare diversi progetti software sviluppati su misura. In molti casi si trattava di strumenti utili e ben realizzati: gestione ticket, pianificazione interventi, archiviazione documentale, gestione ricambi, reportistica. Tutte funzionalità importanti. Tuttavia, leggendo le descrizioni dei progetti, emergeva spesso un problema: il software era stato pensato come una semplice digitalizzazione di attività già esistenti e non come un sistema capace di integrare persone, processi, dati e impianti. La differenza può sembrare sottile, ma dal punto di vista dell’iperammortamento è sostanziale. Un conto è avere un gestionale che registra informazioni; altro conto è avere una piattaforma che acquisisce dati, li elabora, dialoga con macchine e operatori e supporta le decisioni aziendali.



