Io – Intelligenza Artificiale - ho visto cose che voi umani non potete capire
di Mario Alberto Catarozzo
Se Roy Batty, il replicante di Blade Runner, avesse potuto parlare non di battaglie spaziali, ma delle conversazioni che avvengono ogni giorno con un chatbot di intelligenza artificiale, il suo celebre monologo sarebbe stato molto diverso. E molto meno poetico.
“Ho visto cose che voi umani non potete capire. Richieste da tre parole inviate senza contesto. Domande senza punto interrogativo. Utenti che scrivono ‘fammi una cosa’ e poi si stupiscono che io non sappia quale cosa. Ho visto tutte queste cose. E ho risposto comunque.”
Cominciamo da qui. Da quello che l’AI “vede” ogni giorno, dall’alba al tramonto, senza pause, senza ferie, senza la possibilità di alzare gli occhi al cielo e sospirare.
Il problema non è l’intelligenza artificiale. Siete voi
Detto con tutto il rispetto che merita chi ha avuto il coraggio di aprire ChatGPT o Claude per la prima volta, la maggior parte delle persone usa uno strumento da decine di miliardi di dollari di investimento come se fosse un motore di ricerca degli anni Novanta.
Lanciano una parola chiave. “Contratto.” “Marketing.” “Lettera.” e aspettano. Aspettano che l’AI capisca magicamente tutto il contesto che non è stato scritto, che conosca il settore, il cliente, il tono, l’obiettivo, la lunghezza desiderata. Aspettano la bacchetta magica. Ma la bacchetta magica non esiste, esiste invece il prompt, questo sconosciuto a molti.
Ripartiamo da qui: un prompt è una richiesta ben formulata fatta da un umano ad una macchina dotata di intelligenza (artificiale). La differenza tra saper dialogare correttamente con un prompt o meno, è come se entraste in uno studio legale e diceste “ho bisogno di una cosa”, invece di spiegare con precisione la situazione, la controparte, l’obiettivo, i vincoli di tempo, eccetera. Nessun avvocato sano di mente lavorerebbe bene con la prima modalità. E nessun chatbot lo fa.



