Entra nel sistema produttivo italiano il vino dealcolato, anche se, da una prospettiva fiscale, sarebbe più giusto parlare di “alcol senza vino”. Se si passa il paradosso, è questo il nuovo settaggio dell’art. 33-ter del TU delle Accise, introdotto con il DLgs. n. 43 del 2025 e reso esecutivo dal Decreto interministeriale MEF e MASAF di inizio anno, con cui è finalmente stabilita la procedura fiscale proprio per la “produzione di alcole etilico da processi di dealcolazione”.
Questo significa che, oggi, corrono paralleli, o forse uguali e contrari, due percorsi, uno commerciale ed industriale ed un altro fiscale e rilevante ai fini delle accise.
Dal punto di vista commerciale e produttivo, il vino a basso od assente contenuto di alcol rappresenta la tendenza di maggiore crescita nel settore wine and spirits, spinto da una domanda – estera, in particolare – sempre più attenta a ridurre il consumo di alcol per ragioni di benessere generale della persona, di salute, di sicurezza alla guida e per varie altre ragioni che ne hanno reso estremamente diffuso il consumo. Non a caso, nelle ultime fiere e manifestazioni di settore, il tema della dealcolazione si è sempre presentato come centrale nelle discussioni tra gli stakeholders.
In un Paese come l’Italia, dove la produzione ed il brand del vino italiano è tra i maggiori al mondo, il dealcolato si presenta dunque come una opportunità di crescita enorme, per l’export in particolare e, poi, anche per il mercato interno, dove le abitudini tradizionali possono senz’altro accompagnarsi ai nuovi trend commerciali globali.
A ciò si aggiunga il fatto che il vino dealcolato è un prodotto realizzato mediante procedimenti complessi, che seguono un principio di produzione inversa non semplice da porre in essere; il bene, cioè, non viene prodotto senza alcol fin dall’inizio, ma viene privato di tale componente – organico e strutturale al vino tradizionale – solo in un momento successivo, mediante processi sofisticati come l’utilizzo di colonne a coni rotanti (cosiddette SCC), l’estrazione sottovuoto o l’osmosi inversa, tutte tecniche industriali che esigono competenze ed investimenti non trascurabili.



