Il dottor Tuiratti, commercialista di lungo corso e di corta pazienza, aveva un modo tutto suo di orientarsi nel mondo. Non usava Google. Usava l’articolo.
Per lui il TUIR non era un testo unico. Era una mappa stellare. Un cielo di numeri che, dopo quarant’anni, ti entra quasi nella memoria muscolare. Articolo, comma, lettera, come una specie di preghiera laica, recitata a bassa voce tra una parcella non pagata e un cliente che è convinto che “tanto è tutto deducibile”.
Poi un giorno il cielo cambia. Le stelle restano più o meno le stesse, dicono, ma si sono spostate. Non di molto, quel tanto che basta a farti sbagliare strada. Il nuovo testo si presenta con aria innocente e una promessa da manuale di buone maniere. Riordino organico, settori omogenei, coordinamento formale e sostanziale, abrogazioni espresse. Roba pulita, da laboratorio.
E infatti è pulito. Talmente pulito che il dottor Tuiratti non riconosce più le impronte.
Gli dicono che è composto da 376 articoli, tre Parti, Titoli, Capi, Sezioni. Una cattedrale numerata con zelo, come se la bellezza fosse nel catalogo e non nel senso. Lui sfoglia e sente il rumore secco della propria memoria che scivola fuori dall’antica sede. Il vecchio TUIR era una casa con crepe note. Adesso invece ogni stanza ha cambiato numero civico. La cucina è di certo ancora cucina, d’accordo, ma per trovarla devi chiedere indicazioni al portiere.
La tragedia non è la norma. La tragedia è il riferimento.
Il commercialista apre un fascicolo e fa quello che ha sempre fatto. Scrive “ai sensi dell’articolo…” e la mano si ferma a mezz’aria, come se la penna avesse visto un fantasma. Perché lui quell’articolo lo conosce, lo vede, lo sente. Però sul nuovo testo quel numero non c’è. O c’è altrove. O peggio, c’è ma parla con un’altra voce.
Allora entra in scena l’umiliazione moderna, la più raffinata. L’indice. La ricerca testuale. Il copia e incolla. E mentre cerca, gli torna in mente l’epoca in cui l’articolo era un’ancora. Una certezza. “Vai lì, comma 7, secondo periodo”. E ci arrivavi. Oggi invece è una caccia al tesoro con le coordinate riscritte. Ti promettono che il contenuto è “trasfuso” e che non cambia la portata applicativa, salvo attualizzazioni e coordinamenti formali.
Il dottor Tuiratti passa ore così. A inseguire articoli come si inseguono persone che hai conosciuto da giovane e che adesso hanno un volto diverso. Un cambiamento che rattrista.
Alla fine, la sera, chiude il testo e resta un attimo in silenzio. Non è rabbia, non è nostalgia, ma necessità di dover imparare la nuova mappa. Lo farà. Perché i commercialisti sono “animali adattivi”, sopravvivono a tutto, anche alle riforme pensate per essere “più coerenti”. Ma intanto, mentre spegne la luce, gli viene da sorridere con amarezza.
Non per la fatica. Per l’eleganza crudele del trucco.
Stesse norme, altra numerazione. È la stessa vita, solo con i ricordi che sono stati sistemati su un altro scaffale.


