Il soffitto di cristallo ha i riflessi tricolore: perché il talento femminile è il miglior investimento che non stiamo facendo
di Aurora Ventriglia
In Italia, per una donna, la scalata verso il successo somiglia stranamente ad una corsa a ostacoli, dove il traguardo si sposta in avanti e il premio finale si rimpicciolisce misteriosamente lungo il percorso. Se pensate che la parità sia solo un tema da salotto, vi basterà dare un’occhiata all’interno dei laboratori scientifici. Durante la cerimonia per il premio “STEM Is a Woman” di quest’anno, assegnato nell’Università del Molise ad alcune studentesse meritevoli provenienti da atenei di tutta la penisola, è riemerso un fantasma che si credeva ormai sepolto: il cosiddetto Effetto Matilda. Si tratta di quella sistematica tendenza a sottrarre i successi delle donne per incollarli sul curriculum dei colleghi uomini. Un furto di identità professionale che trasforma le eccellenze femminili in “comparse” di lusso.
Le vincitrici del premio lo hanno affermato senza giri di parole: nelle discipline scientifiche il soffitto di cristallo non è solo una barriera, ma un vero e proprio biglietto di sola andata per l’estero. Le ricercatrici italiane, stanche di vedere le proprie idee innovative ignorate, o peggio, sottopagate, stanno alimentando una “fuga di cervelli in rosa” senza precedenti. Qui non si parla solo di ambizione: è una questione di sopravvivenza economica.
I numeri sono da codice rosso. Secondo il report di Farmindustria, l’Italia è terza in Europa per numero di laureate in discipline STEM (40%). Eppure, questo primato è un regalo che facciamo agli altri: ogni anno perdiamo circa 1,8 miliardi di euro perché il nostro talento migliore emigra dove il merito viene riconosciuto e, soprattutto, pagato. In sostanza, formiamo le menti più brillanti a spese nostre per poi lasciarle scappare verso Paesi più lungimiranti, pronti a monetizzare le loro intuizioni.
Quanto esposto fino ad ora riguarda solo uno dei tanti esempi della condizione attuale. Qui non si parla soltanto di sensazioni, ma di una fredda contabilità impossibile da equivocare. Secondo le analisi più recenti, il tasso di occupazione femminile complessivo in Italia è bloccato al 57,4 per cento, un dato che ci pone in fondo alle classifiche europee e che crea una distanza non trascurabile rispetto ai colleghi uomini, i quali raggiungono valori superiori al 70 per cento.
Questa non è una semplice statistica, ma una vera e propria zavorra: se l’Italia non corre è perché sta cercando di farlo con una gamba sola. La criticità si trasforma in un vero e proprio dramma sociale se ci si sposta nel Mezzogiorno, dove i valori dell’occupazione femminile spesso non raggiungono il 40 per cento. In questo caso il soffitto di cristallo non è più solo un ostacolo alla carriera, ma un vero e proprio muro di Berlino invalicabile.



