Il ruolo dell’Organismo di Vigilanza nell’era dell’intelligenza artificiale
di Andrea Tordini
Dalla selezione dei fornitori alla gestione documentale, dall’analisi dei dati alle attività commerciali, fino alla predisposizione di bozze contrattuali, gli strumenti di AI stanno modificando il modo in cui le imprese operano e assumono decisioni. È quindi naturale chiedersi quale impatto questa trasformazione possa avere sul sistema delineato dal D.Lgs. 231/2001 e, in particolare, sull’attività dell’Organismo di Vigilanza.
La domanda, tuttavia, merita una precisazione. L’Organismo di Vigilanza non è chiamato, in quanto tale, a svolgere una supervisione tecnica generale dei sistemi di intelligenza artificiale né a sostituirsi alle funzioni competenti nella validazione degli algoritmi. Deve tuttavia verificare, nell’ambito della propria attività di vigilanza, se il loro impiego incida sui processi sensibili, sui protocolli di controllo e sull’effettività dei presidi previsti dal Modello 231
È proprio da questo principio che occorre partire per comprendere il rapporto tra AI e Modello 231.
L’intelligenza artificiale non modifica il ruolo dell’OdV
La giurisprudenza della Corte di cassazione ha progressivamente precisato il ruolo della colpa di organizzazione, riconoscendole una funzione centrale nel sistema di imputazione della responsabilità dell’ente. Da questa prospettiva discende una conseguenza importante: ai fini del D.Lgs. 231/2001, la tecnologia assume rilievo nella misura in cui incide sull’assetto organizzativo, sui processi sensibili e sull’effettività dei controlli predisposti per prevenire la commissione dei reati presupposto rilevanti ai sensi del D.Lgs. 231/2001.



