Il paradosso del coaching aziendale in Italia: scarsa conoscenza, alta soddisfazione
di Francesco Carrubba
Il coaching professionale non è ancora conosciuto su larga scala in Italia, ma si sta facendo gradualmente strada anche qui. Le aziende, infatti, possono rivolgersi a un coach certificato per sviluppare e valorizzare le risorse e le competenze di un collaboratore o di un intero team, attraverso un percorso di accrescimento personale e lavorativo, fondato su consapevolezza e responsabilizzazione.
L’idea alla base è semplice: il benessere e la soddisfazione individuale contribuiscono alla crescita dell’impresa. Insomma, in questa maniera, vincono tutti. Il fatto è che quasi un’impresa italiana su due non conosce il coaching aziendale. Solamente il 19,6 per cento dichiara di sapere bene o abbastanza bene in cosa consista, mentre il 44,4 per cento non ha alcuna familiarità con questo strumento.
Qui emerge un paradosso tutto tricolore. Perché l’appagamento tra chi ha introdotto all’interno della propria realtà un coach esterno è parecchio alto. Tra le aziende che hanno deciso di sperimentarlo, il 94,3 per cento si dichiara molto soddisfatto del servizio ricevuto, una percentuale superiore a quella rilevata per consulenti aziendali e specialisti HR.
Lo dice l’“Indagine sul coaching in Italia nell’opinione e nell’esperienza delle imprese”, svolta per conto di ICF Italia in collaborazione con l’Istituto di Ricerca specializzato Format Research Srl. La ricerca è stata condotta su un campione rappresentativo di 1.095 aziende italiane con almeno dieci addetti, appartenenti ai settori manifatturiero, costruzioni, commercio, turismo e servizi.



