Negli ultimi anni trasferirsi a Dubai è diventato una sorta di prodotto. Lo “vendono” i consulenti fiscali, lo raccontano i podcast sugli imprenditori digitali, lo propongono le agenzie immobiliari che hanno imparato a rispondere in italiano. Il messaggio è sempre lo stesso: zero tasse sui redditi personali, infrastrutture efficienti, voli diretti su tutto il mondo. Il calcolo sul tavolo ha due colonne: quanto paghi adesso in Italia, quanto pagheresti lì.
Quel calcolo mancava di una colonna.
28 febbraio 2026
Nella Palm Jumeirah, l’iconica isola-resort degli Emirati, un razzo ha centrato un edificio nella zona turistica. Un incendio è scoppiato nel porto della città in seguito a un attacco missilistico iraniano. Il Dubai International, il secondo aeroporto più trafficato del mondo, ha sospeso tutti i voli. In poche ore sono stati cancellati più di 700 voli.
Per la prima volta nella sua recente storia, l’abituale atmosfera rilassata di Dubai è stata bruscamente interrotta: al rumore delle esplosioni i bagnanti sono scappati dalle spiagge.
Tra le persone bloccate a terra c’era anche il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto.
Dubai non è in guerra. Ma chi viveva lì quella mattina non poteva partire.
Cipro, la fregata italiana e i missili iraniani
Due missili iraniani sono stati lanciati in direzione di Cipro. Il segretario alla Difesa britannico John Healey ha dichiarato a Sky News di essere “abbastanza sicuro che non fossero diretti alle basi britanniche sull’isola”, sottolineando però quanto fosse “indiscriminata” la rappresaglia iraniana.
L’Italia ha dispiegato una fregata a Cipro per garantire la sicurezza dei confini dell’Unione Europea. L’aviazione britannica ha condotto operazioni difensive partendo, tra gli altri scali, da Cipro.
L’isola che molti studi legali presentano come destinazione fiscale stabile - sede di holding, residenze agevolate, strutture europee - è diventata in pochi giorni un punto di appoggio militare nel teatro di guerra più attivo del momento.



