In un precedente intervento si è riportato che la parità retributiva non è un principio etico, ma una correzione di mercato.
Dietro la Direttiva (UE) 2023/970 non c’è un manifesto morale, ma un’operazione tecnica: ridurre l’asimmetria informativa che per anni ha caratterizzato il mercato del lavoro. L’articolo 5 dello schema di Dlgs di recepimento è il punto di svolta più evidente, perché impone che la retribuzione iniziale – o almeno la relativa fascia – sia resa nota prima dell’assunzione. Il salario smette di essere un’informazione custodita da una sola parte e diventa un dato conoscibile, confrontabile, discutibile. È un passaggio coerente, lineare, necessario. Ma proprio per questo impone una domanda che finora è rimasta sullo sfondo: quando parliamo di trasparenza retributiva, di quale numero stiamo parlando?
Se la risposta è “il netto”, allora stiamo costruendo una trasparenza apparente. Il netto è il numero che il lavoratore vede sul conto corrente, quello che incide sulla vita quotidiana e sulla percezione di convenienza. È umano che sia così. Ma il netto non è il prezzo del lavoro: è il risultato di un sistema fiscale che si muove. Cambiano le detrazioni, cambiano le addizionali, cambiano le aliquote, cambiano le condizioni personali. Può cambiare perfino a parità di contratto, senza che l’azienda abbia modificato di un euro la retribuzione concordata. Pubblicare o negoziare un “1.500 euro netti al mese” significa ancorare l’accordo a una variabile che non è sotto il pieno controllo di nessuna delle due parti. È una promessa fragile, perché dipende da fattori esterni al contratto.
Ed è qui che la trasparenza rischia di trasformarsi in nuova frustrazione. Se l’accordo nasce sul netto, ogni scostamento futuro viene vissuto come una violazione. Il lavoratore percepisce di aver ricevuto meno di quanto pattuito; il datore di lavoro si difende sostenendo di aver rispettato la RAL stabilita. In mezzo non c’è malafede, ma un equivoco originario. La direttiva europea nasce per correggere un mercato fondato sull’opacità, ma l’opacità non si elimina semplicemente rendendo pubblico un numero: si elimina scegliendo il numero giusto. Se si continua a trattare sul netto, si sposta soltanto l’asimmetria su un terreno più sottile, quello della percezione individuale.



