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Diritto

Il metodo S.A.R.A. per comprendere il rischio e fermare la violenza

di Francesca Negri

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gen 24, 2026
∙ A pagamento

Le cronache, quasi quotidianamente oramai, raccontano di violenze fisiche nei confronti delle donne e di femminicidi.

A volte si tratta di uomini che uccidono le donne perché non accettano la fine di una relazione, in altri casi si tratta di ripetute violenze o di una escalation all’interno della coppia, per cui l’uomo maltratta la propria compagna.

Spesso ci si chiede come un magistrato possa capire se una situazione è più a rischio, e sulla base di quali elementi un caso, fra i moltissimi sottoposti alla sua attenzione, è più grave e più pericoloso di un altro: in altre parole, se c’è un modo per prevenire il rischio di recidiva, cioè la possibilità che il presunto reo continui a esercitare la violenza.

In effetti, esistono degli strumenti per valutare questo rischio. Sono diversi, anche a seconda dell’ambito nel quale vengono applicati, da quello penale a quello criminologico o sociale.

In ambito criminologico e forense, quello più diffusamente adottato a livello internazionale (e anche in Italia) è denominato S.A.R.A. – Spousal Assault Risk Assessment, cioè Valutazione del Rischio di Aggressione al Partner. È un sistema che aiuta psicologi, forze dell’ordine, servizi sociali e magistratura a individuare fattori che possano portare a una stima della probabilità che il presunto reo “alzi il tiro” nei confronti della partner (o ex partner) e quindi torni a commettere una violenza oppure continui a esercitarla aumentandone la gravità.

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