Il knowledge management: trasformare i dati in azienda in conoscenza strategica diffusa
di Sara Giussani
La conoscenza è potere. Potere di sapere. Potere di capire. Potere di domandare. Potere di agire. Potere di cambiare. Potere di immaginare e costruire il futuro.
Potere significa opportunità e ogni opportunità è una risorsa inimmaginabile che spetta a ciascuno di noi costruire, comprendere, vivere.
Tanto effimera e vulnerabile, quanto reale e potente, la conoscenza si traduce in un tesoro sempre più prezioso nelle mani di coloro che ben sono consapevoli del suo enorme potenziale: da bene di valore a leva negoziale, da strumento di manipolazione a motore dell’innovazione, i dati diventano pedine su scacchiere dove giocatori esperti ne antepongono sempre più la funzionalità all’autenticità.
All’interno di una costante tensione tra forze centrifughe, che fanno di un dato locale un’informazione globale, e forze centripete che tentano, sempre più affannosamente, di preservare regole e confini spazio-temporali quando questi sono concetti di fatto ormai archiviati nei libri di storia, la conoscenza vale ormai più di un metallo prezioso, seguendo un’orbita esponenziale che sembra inarrestabile.
Il Knowledge Management è molto più di un approccio gestionale: è un modo di essere che pone al centro la consapevolezza dell’importanza delle risorse intangibili e la disponibilità nel porle alla base del sistema organizzativo.
La gestione della conoscenza si formalizza all’interno di una disciplina vera e propria nei primi anni ’90, quale nuova prospettiva multidisciplinare dalla quale guardare e ripensare l’azienda come luogo in cui esigenze organizzative e dinamiche sociali e cognitive si intrecciano e dialogano tra loro creando ambienti che devono imparare a individuare, esplicitare e condividere quel patrimonio unico e dall’enorme potenziale di cui essi stessi sono intrisi.
Da un prima esigenza di ridisegnare l’impresa ponendo al centro il fattore umano, al bisogno sempre più impellente di tradurre il capitale intellettuale individuale in sapere collettivo, il Knowledge Management da processo diventa sistema quando la tecnologia, entrata prepotentemente sulla scena, si propone quale mezzo attraverso il quale individuare, raccogliere, archiviare ed elaborare quell’enorme mole di dati che entra nell’ambiente intra organizzativo da canali sempre più diversificati e inaspettati.
Grandi archivi digitali centralizzati diventano i nuovi attori che guidano e sfidano l’azienda e ne determinano il destino. Il dato grezzo diventa l’oggetto del desiderio e allo stesso tempo una delle più grandi sfide per l’azienda, di fronte a due dei paradossi che rendono lo scenario attuale tanto affascinante quanto contradditorio, uno scenario che necessita un approccio alla gestione che da adattivo diventi generativo: i dati da risposta devono diventare il quesito.
Se, da un lato, l’impresa più diventa globale più deve essere locale (paradosso della dimensione), dall’altro è consapevole che i suoi nuovi competitor possono trovarsi in settori apparentemente più diversi e lontani dal proprio (paradosso della concorrenza). Due dinamiche il cui intreccio genera il bisogno un flusso di dati sempre più crescente e diversificato per conoscere la nuova realtà e tradurla in opportunità.
Attraverso un processo di gestione della conoscenza (Knowledge Management) e di elaborazione e integrazione della stessa (Knowledge Management System) i dati grezzi, sintetizzati in informazioni strategiche, costruiscono quella conoscenza organizzativa che trasforma l’azienda in una Learning Organization che non si stanca di imparare ed educare se stessa.
Conoscenza in ingresso e in uscita plasmano instancabilmente l’organizzazione e la pongono al centro di un continuo equilibrio tanto fragile quanto resiliente tra il potere di conoscere, scoprire, comprendere, interpretare sé stessa per anticipare il futuro e la grande sfida di sapere coniugare innovazione e autenticità, tecnologia ed etica, opportunità e sicurezza.
Pensiero critico, capacità di discernimento e integrità diventano le nuove skills strategiche per fare della conoscenza una risorsa e non una fonte di rischio.
Il Knowledge Management è oggi il metodo di lavoro che offre all’azienda gli strumenti per ridurre il livello di entropia interno e organizzare il sapere collettivo in categorie la cui funzionalità dipende tanto dalla loro specificità quanto dalla loro integrazione. Conoscenza dichiarativa, per descrivere la fisionomia del sistema; conoscenza procedurale, per raccontarne la personalità; conoscenza causale, per spiegarne il comportamento: tre tipologie di informazione, un unico obiettivo.



