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Diritto

Il diritto alla cancellazione: perché non è ancora automatico e cosa cambia dopo il report EDPB 2026

di Immacolata Duni

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Blast
mar 03, 2026
∙ A pagamento

Molte volte abbiamo probabilmente sentito parlare del “diritto all’oblio” (tecnicamente chiamato diritto alla cancellazione), eppure ad oggi questo non è ancora un diritto automatico. Cosa significa?

Significa che il diritto alla cancellazione previsto dall’articolo 17 del GDPR non comporta la rimozione immediata e incondizionata dei dati personali su semplice richiesta dell’interessato. Non basta “non voler più comparire online” perché un’informazione venga eliminata, ma è necessario che vengano rispettate determinate condizioni.

Il legislatore europeo, infatti, ha pensato e, di conseguenza, costruito questo diritto come condizionato e bilanciato: può essere esercitato solo quando ricorre almeno una delle ipotesi previste dalla norma. Per esempio, quando i dati precedentemente diffusi non sono più necessari rispetto alle finalità per cui sono stati raccolti, oppure quando il trattamento di essi è illecito, e sempre che non sussistano eccezioni che ne impediscano l’accoglimento.

Ed è proprio qui che si annida la complessità di questa norma. Il diritto alla cancellazione non è un diritto assoluto, cioè non può essere fatto valere erga omnes, ma deve confrontarsi con altri diritti e interessi di pari importanza e tutela: la libertà di espressione e di informazione, l’adempimento di obblighi legali, motivi di interesse pubblico, esigenze di accertamento o difesa in giudizio.

In altre parole, ogni richiesta impone un bilanciamento concreto, non una risposta automatica.

Il recente report 2026 dell’European Data Protection Board, frutto dell’azione coordinata delle Autorità europee nell’ambito del Coordinated Enforcement Framework, conferma questa spaccatura tra teoria e prassi. Evidenzia una criticità strutturale comune a molti titolari del trattamento, ossia l’assenza di procedure interne robuste e documentate.

Il diritto all’oblio: il più reclamato, ma il meno applicato

Il diritto alla cancellazione è tra i più “reclamati” davanti alle Autorità europee, ma la sua attuazione fotografa una realtà che non ci fa essere ottimisti; la piena attuazione del diritto all’oblio è ancora irta di ostacoli organizzativi e culturali: formazione inadeguata, difficoltà nell’individuare con precisione i dati da cancellare, incertezze nell’applicazione delle eccezioni, problemi legati ai tempi di conservazione e alla gestione dei backup.

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