Il decreto-legge n. 62/2026, il cosiddetto “decreto 1° maggio”, introduce una novità che potrebbe sembrare soltanto formale ma che, in realtà, rappresenta un passaggio importante nel rapporto tra trasparenza, lavoro e controlli. Dal 1° maggio il contratto collettivo applicato dovrà infatti essere indicato non solo nelle denunce UniEmens e nelle comunicazioni obbligatorie relative ai rapporti di lavoro, ma anche direttamente nel cedolino paga e, per le nuove assunzioni effettuate da tale data, nelle informative consegnate al lavoratore. In prospettiva, il dato verrà riportato anche nelle offerte di lavoro pubblicate sul SIISL.
Si tratta di un intervento che aumenta la quantità di informazioni disponibili sia per il lavoratore sia per gli enti di controllo, senza comportare, almeno sotto il profilo operativo, particolari aggravi per imprese e professionisti. Per chi gestisce amministrazione del personale e paghe, l’inserimento del contratto collettivo applicato all’interno dei flussi e dei documenti già esistenti rappresenta infatti un adempimento relativamente semplice. L’effetto concreto, però, è molto più rilevante della modestia tecnica dell’intervento, perché rende immediatamente visibile un elemento centrale del rapporto di lavoro.
Oggi il cedolino paga contiene già una quantità significativa di informazioni: dati anagrafici del lavoratore e del datore di lavoro, periodo di paga, qualifica, livello, elementi della retribuzione, trattenute previdenziali e fiscali, imponibili contributivi, ferie, permessi, TFR e varie voci accessorie. Mancava però spesso un riferimento chiaro e immediato al contratto collettivo concretamente applicato. In molti casi il lavoratore non conosce realmente il CCNL utilizzato dalla propria azienda oppure ne ha contezza soltanto attraverso documentazione accessoria o comunicazioni iniziali non sempre facilmente reperibili nel tempo. L’indicazione diretta nel cedolino contribuisce quindi a rafforzare la leggibilità complessiva del rapporto di lavoro.
La questione assume un valore ancora più importante se si considera la proliferazione dei contratti collettivi esistenti nel panorama italiano. Negli ultimi anni il fenomeno del cosiddetto dumping contrattuale è diventato sempre più evidente: aziende appartenenti allo stesso settore applicano contratti differenti, talvolta sottoscritti da organizzazioni scarsamente rappresentative, con livelli retributivi e normativi inferiori rispetto ai contratti maggiormente diffusi e consolidati. In questo contesto, rendere il contratto collettivo immediatamente identificabile significa aumentare la trasparenza e consentire controlli più efficaci sulla correttezza delle condizioni applicate.



