Blast - Quotidiano di diritto economia fisco e tecnologia

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Il commercialista fantasma (ovvero: la vita che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto, e forse è un bene)

di Stefano Niccolai

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Blast
apr 18, 2026
∙ A pagamento

C’è un momento preciso in cui succede. Non è durante una verifica fiscale e non è neanche mentre aspetti che il cassetto fiscale si aggiorni per la quarta volta in due ore. È un martedì mattina qualunque, intorno alle dieci, quando hai già risposto a undici messaggi su WhatsApp, stai compilando un modello F24 per un cliente che ti ha mandato la delega in scadenza ieri, e sul monitor hai aperto per sbaglio LinkedIn.

E lì lo vedi.

Un tuo collega di università. Uno che non era nemmeno particolarmente brillante. Lo ricordi benissimo perchè aveva sempre le fotocopie degli appunti degli altri. Oggi fa il consulente strategico per una multinazionale a Barcellona. La sua foto del profilo? Terrazza con vista mare, capelli mossi dal vento, sorriso di chi non ha mai sentito parlare di INPS Gestione Separata.

In un decimo di secondo sei già lì, terrazza, mare, sorriso. Hai già la versione di te stesso che a Barcellona consiglia multinazionali su cose vaghe e importanti senza che nessuno ti mandi foto di scontrini illeggibili su WhatsApp alle 23.

Benvenuto nella sindrome dell’amante fantasma, commercialisti edition.

Stendhal, che di mestiere osservava gli esseri umani con la stessa precisione con cui noi osserviamo un bilancio in perdita, aveva trovato per questo meccanismo un’immagine di rara bellezza. Prendete un ramo secco, scrisse, calatelo nelle miniere di sale di Salisburgo, tiratelo fuori dopo qualche settimana: lo troverete ricoperto di cristalli splendenti. Il ramo non è cambiato. Siete cambiati voi, o meglio, sono cambiati i vostri occhi.

Noi non ci innamoriamo delle persone. Ci innamoriamo dello spazio che le persone non occupano. Del vuoto che riempiamo con le nostre proiezioni migliori.

E non lo facciamo solo con le persone.

Lo facciamo con le professioni che non abbiamo scelto, con gli studi che non abbiamo aperto, con i clienti che non abbiamo preso. Lo facciamo ogni volta che vediamo un avvocato d’affari con la ventiquattrore di pelle e pensiamo: potrei farlo anch’io. Ogni volta che passa davanti allo studio una startup con un business plan scritto su un tovagliolo e noi pensiamo: ecco, quello è il cliente che avrei voluto. Ogni volta che leggiamo di un collega che ha smesso di fare dichiarazioni dei redditi e ora forma altri professionisti online da una casa in Toscana circondata da ulivi.

Gli ulivi, soprattutto. Nella fantasia del commercialista esausto, ci sono sempre degli ulivi.

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