C’era un locale a Brescia che si chiamava Lio Bar. Stava sui binari, a cinquanta metri dalla stazione. Insegna al neon e una porta che affacciava sui treni. Ci sono andato a vedere i Diaframma. Non ricordo l’anno esatto, ma se ci penso ho addosso ancora il freddo e vedo la gente fuori sui binari con le birre. Trentatré anni dopo, il 28 febbraio scorso, il Lio ha chiuso. Senza festa, probabilmente sarebbe diventata troppo grande, troppa gente da fuori città, rischio sicurezza e comunque non sarebbe stato il suo stile. Hanno abbassato la serranda in silenzio. La gente si è seduta sui binari lo stesso.
Tre mesi dopo, il 13 maggio scorso, per la prima volta in centocinquanta anni di storia, la SIAE è stata ricevuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica. Nella sala c’erano Mogol, Ligabue, Mannoia, Nannini, Sorrentino, Bellocchio. I nomi che l’Italia riconosce come propri. Mattarella ha citato i numeri: 126mila autori iscritti, 30 milioni di opere tutelate.
Fuori da quella stanza, il 65 per cento delle canzoni uscite questa settimana esaurirà la sua vita utile entro sette giorni. Non invecchierà male. Sparirà prima.



