Cambiamento è sinonimo di speranza e racchiude in sé una forza inimmaginabile.
Cambiare per raggiungere un obiettivo o per risolvere un problema, per iniziare un nuovo progetto o per apportare un miglioramento. Il cambiamento è uno degli strumenti più potenti che abbiamo per costruire il nostro futuro.
Cosa può essere più entusiasmante dell’avere la possibilità ogni giorno di reinventare la realtà e renderla migliore? Senza il cambiamento non ci sarebbe progresso e non avremmo la maggior parte degli strumenti che quotidianamente utilizziamo e che altro non sono se non il risultato di un’idea trasformata in innovazione.
Da sempre l’uomo cerca di trovare nuove forme per esprimere la sua arte, rappresentare le sue idee, realizzare i suoi desideri, superare un ostacolo, conoscere nuove cose. Da sempre il cambiamento fa parte della realtà nella quale viviamo, non si tratta di nulla di nuovo e anche le aziende lo sanno molto bene.
Un semplice obiettivo implica un cambiamento, così come la risoluzione di un problema, il processo di miglioramento organizzativo o anche solo una decisione. Dalla definizione dei traguardi organizzativi alla pianificazione, dalla gestione di un conflitto alla formazione, le imprese sono quotidianamente immerse in un processo di cambiamento continuo che in un certo senso non ha mai fine e che in forme sempre nuove ne reinventa l’identità.
A volte anche una semplice domanda attiva un cambiamento: una conoscenza nuova che si trasforma in consapevolezza e crescita, una riflessione che porta a una decisione, un’idea che si traduce in un progetto, un pensiero che diviene azione.
Non sempre cambiamento, comunque, significa evento eccezionale; anzi, sono proprio quei momenti spesso silenziosi e poco eclatanti che fanno la differenza e che hanno maggiore impatto.
Tuttavia non si è mai sufficientemente pronti a cambiare e il motivo è molto semplice: non è possibile prevedere ciò che non conosciamo al 100%. La percezione di non poter controllare completamente una situazione diventa la fonte perfetta di insicurezza che rischia di tradurre in un istante il cambiamento da opportunità a rischio.
Oggi quella percezione fisiologica di incertezza diventa ancora più forte sotto il peso dell’instabilità globale che la traduce in una realtà tanto urgente e concreta quanto fragile e nebulosa. Nuove priorità e sfide inaspettate richiedono ogni giorno una consapevolezza inedita che, se da un lato, è sempre più pretenziosa, dall’altro mostra ancora tutta la sua vulnerabilità.
Uno dei paradossi dei nostri giorni è infatti proprio questo: aziende, società, Paesi, individui cercano affannosamente di cambiare restando tuttavia ancorati a modelli di pensiero e ideologie che fanno parte del passato.
Aziende che si illudono di essere all’avanguardia, ricercando di fatto il cambiamento in qualcosa che per il resto del mondo fa già parte del passato.
Imprenditori che fanno della formazione delle loro risorse umane la chiave strategica del successo, senza preoccuparsi di allineare però la loro cultura manageriale.
Ambienti organizzativi dove una fievole consapevolezza di innovazione resta imprigionata in modelli strutturali altamente gerarchici e burocratizzati.
Un sistema nazionale di fondi pubblici dove l’obiettivo, formalmente dichiarato attraverso titoli accattivanti, di promuovere lo sviluppo imprenditoriale perde spesso la sua stessa autenticità traducendosi di fatto in azioni inefficaci dove la forma prevale sulla sostanza.
Una mancanza di capacità a cambiare trasversale alla nostra società che però non si traduce solo in dinamiche evolutive lente o aziende poco competitive ma in qualcosa di più rischioso. Soprattutto quando ci si muove in ambienti estremamente dinamici, una lacuna lascia uno spazio che tende a essere pericolosamente e rapidamente riempito da qualcos’altro e una mancanza di coraggio non potrà che essere colmata dall’iniziativa di coloro i quali non si fanno scrupoli nel tradurre una debolezza altrui in un guadagno personale.



