Il 2 luglio il Financial Times ha raccontato che OpenAI ha offerto al governo americano il 5 per cento di sé stessa. Circa 42 miliardi di dollari, spontaneamente. Nessuna legge lo chiede, nessun giudice l’ha ordinato. Nel pacchetto c’è l’invito agli altri laboratori, Anthropic, Google, Meta, a fare lo stesso, e un nome rassicurante: fondo sovrano, modello Alaska, dividendi ai cittadini come le royalties del petrolio. Sembra generosità. Sembra.
Per capire cosa sta succedendo bisogna fare un passo indietro di qualche secolo. Prima delle costituzioni, il sovrano prendeva i soldi quando voleva, quanto voleva, a chi voleva. I parlamenti nascono anche per questo: niente prelievi senza una legge votata da chi rappresenta chi paga. La nostra Costituzione lo scrive all’articolo 23: nessuna prestazione patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge. Quella americana riserva al Congresso il potere sulle entrate. La formula cambia, il principio no: è la base comune di tutte le costituzioni nate contro il sovrano.
Ma la legge non protegge solo dall’arbitrio. Fa una cosa più grande: parla per categorie, non per nomi. Nessuna norma tributaria dice “tu paghi tot”. Dice: chi ha questo reddito paga questa aliquota, chi realizza questo presupposto versa questa imposta. Chiunque. È il motivo per cui nessuno può negoziarsi un’aliquota personale, per quanto sia grande, potente o indispensabile. Davanti all’imposta il forte e il debole sono identici, e non è una conseguenza: è il progetto. L’obbligazione tributaria nasce dalla legge proprio per rendere irrilevante il rapporto di forza tra il singolo e lo Stato.



