Eccoli, li aspettavamo da due anni. I reduci del concordato preventivo biennale. Contribuenti che hanno già firmato per il biennio 2024-2025 e adesso devono decidere se farlo di nuovo. Sono la prima vera misura di uno strumento che finora si è potuto raccontare solo in proiezione.
Vale la pena chiedersi perché lo avevano fatto. Qualcuno aveva parlato di certezza fiscale, semplificazione, dialogo con l’Amministrazione, bla bla. La risposta vera è più semplice: chi ha aderito sapeva di avere un reddito in crescita. Ha accettato la proposta del Fisco e ha guadagnato sulla differenza. Il ravvedimento speciale ha fatto il resto: chi aderiva poteva sanare le annualità pregresse con un’imposta sostitutiva agevolata.
Ricordiamo qualche numero. Nel biennio 2024-2025 hanno aderito circa 585.000 soggetti. Nel 2025-2026, le adesioni sono crollate a circa 55.000. Non una flessione. Un crollo.
Adesso il contesto è cambiato. L’instabilità geopolitica — quella stessa che l’Agenzia delle Entrate ha citato nella riunione dell’11 marzo della Commissione esperti ISA convocata da Sogei — continua a comprimere i margini di molti settori. Chi nel 2024 poteva scommettere su un reddito in crescita, oggi deve fare i conti con un mercato che quella crescita non la garantisce più. La scommessa è più rischiosa. Il calcolo di convenienza cambia.
È in questo contesto che va letta la riunione dell’11 marzo. All’ordine del giorno c’erano 85 ISA revisionati per il periodo d’imposta 2025, altri 88 in evoluzione, tre nuovi correttivi per intercettare contrazioni di margine, di produttività, di capacità di generare valore. E la nuova metodologia per il concordato preventivo biennale 2026-2027. Lavori di manutenzione ordinaria, in apparenza. Ma la Commissione esperti non è un organismo di facciata: nel 2025 si sono svolti 62 incontri tecnici con ordini professionali e associazioni di categoria, uno per uno, settore per settore. È lì che lo strumento viene negoziato prima di diventare il metro ufficiale del concordato.
Ma c’è qualcosa di strutturale sotto. Gli ISA erano nati come strumento di controllo. Un punteggio da 1 a 10 per misurare l’affidabilità fiscale: chi stava sotto una certa soglia rischiava di essere guardato più da vicino. Uno specchio che il Fisco puntava sul contribuente per decidere se valeva la pena approfondire.
Con il concordato preventivo biennale quella funzione è cambiata radicalmente. Gli ISA non decidono più solo se vieni controllato. Decidono quanto ti viene chiesto. Il punteggio dell’anno precedente determina il tetto massimo dell’incremento che il Fisco può proporti: chi ha 10 in pagella non si vede proporre più del 10 per cento in più rispetto al reddito dichiarato. Chi ha tra 8 e 9 arriva al 25 per cento. Lo strumento di controllo è diventato il metro della proposta. Non ti guardo per capire se evadi. Ti guardo per capire quanto posso chiederti.
Ecco perché aggiornare gli ISA non è più solo questione di affinare uno strumento di accertamento. È manutenzione del perno su cui poggia l’intero meccanismo concordatario. Dietro il punteggio non c’è un algoritmo che gira su un anno di dati: il modello lavora su otto annualità e costruisce per ogni contribuente un coefficiente individuale di produttività. Se quel coefficiente è calibrato male, la proposta parte storta.
I dati di compliance presentati l’11 marzo — il 35,7 per cento della platea con affidabilità superiore a 9, il 62 per cento dei professionisti con accesso al regime premiale — sono la fotografia dello strumento su cui il CPB costruisce le sue proposte. Uno strumento che si è trasformato senza che nessuno lo dichiarasse ufficialmente.
La scelta dei reduci di quest’anno sarà la prima risposta vera alla domanda che nessuno ha ancora potuto fare: il concordato preventivo biennale funziona come strumento di compliance, o è stato fino ad ora soprattutto un’opportunità di risparmio fiscale per chi aveva già i numeri dalla sua parte? Se torneranno in molti — senza ravvedimento, senza la certezza di un reddito in salita, in un momento economico incerto — allora il CPB avrà trovato una ragione di esistere indipendente dalla convenienza contingente. Se non torneranno, saranno i numeri a dirlo. E quella risposta parlerà da sola.


