I nuovi licei tra intelligenza artificiale, filosofia e il mito della lettura
di Lorenzo Romano
Mercoledì scorso è stata licenziata la bozza delle nuove Indicazioni nazionali per i licei, elaborata dalla Commissione voluta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, che promette un “ripensamento strutturale della funzione formativa“ del secondo ciclo di studi. Entro il 2027 – tempo di ristampa dei manuali scolastici – tutto dovrebbe essere in vigore.
Scorrendo la Premessa della bozza, si ha la sensazione di trovarsi davanti a un documento che oscilla tra l’afflato quasi devozionale per il “vedere teoretico“ e la rincorsa un po’ affannata alle parole d’ordine del presente: AI Act, brainframe, studenting, E-Portfolio. La tentazione di qualificare il tutto come propaganda pro-PNRR è forte. Ma il testo merita qualche riflessione meno sbrigativa, su tre nodi in particolare: intelligenza artificiale, filosofia e lettura.
L’IA come “copilota” e il rischio della retorica. La Commissione dedica all’intelligenza artificiale un paragrafo dai toni sorvegliati, come ormai siamo abituati (leggasi “concezione antropocentrica”): l’IA è “radicale sfida antropologica“, la scuola deve distinguere “la doxa statistica dall’epistéme del sapere validato“, lo studente deve imparare a “interrogare l’algoritmo, a svelarne i pregiudizi“. La cornice normativa è quella dell’AI Act e della legge italiana n. 132/2025. L’impostazione è condivisibile: l’IA come “lente critica“ e non come contenuto separato, il primato della “passione euristica“ che solo la relazione educativa genera, la valutazione che si sposta dal prodotto “agevolmente surrogato dalla macchina“ al processo.



