C’è un articolo, uscito il 5 agosto scorso sul Sole 24 Ore a firma del Presidente dei Commercialisti, che merita attenzione non tanto per ciò che dice, quanto per ciò che, involontariamente, ammette. Il tema è nobile e attualissimo, ossia le holding cosiddette statiche, presentate come strumento semplice e sicuro di risparmio fiscale e oggi al centro dell’attenzione dell’amministrazione finanziaria, con verifiche sempre più mirate e contestazioni fondate sull’abuso del diritto. La tesi del Presidente è che l’imprenditore debba diffidare degli “imbonitori”, di chi vende formule magiche e scorciatoie preconfezionate, e affidarsi invece al professionista qualificato che analizza, motiva, documenta e si assume la responsabilità. Fin qui nulla da dire. Chi potrebbe mai difendere gli imbonitori? Nessuno. E infatti il problema non è la conclusione, è la premessa. Gli “imbonitori” che vendono holding, quelli che progettano conferimenti ex articolo 177, riorganizzazioni, passaggi generazionali, nella stragrande maggioranza dei casi non sono santoni con la palla di vetro. Sono commercialisti. Sono colleghi.


