Giurisdizione tributaria: commercialisti e avvocati tributaristi convergono sull’incompatibilità territoriale
di Lorenzo Romano
Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ha depositato presso le Commissioni Giustizia e Finanze e Tesoro del Senato una memoria scritta sullo schema di decreto legislativo che uniforma ordinamento, stato giuridico e ruolo dei magistrati tributari, in quanto compatibili, a quelli della magistratura ordinaria. Due settimane prima, il 15 luglio, l’Unione nazionale delle Camere degli avvocati tributaristi era stata ascoltata dalle Commissioni riunite II e VI della Camera, con il presidente Gianni Di Matteo e il consigliere segretario Silvia Siccardi, consegnando un documento corredato di proposte emendative.
Il giudizio di partenza è convergente e favorevole: ruolo unico nazionale, maggiori garanzie di stabilità, nuova disciplina delle responsabilità completano il percorso avviato dalla legge n. 130/2022 e proseguito con la delega della legge n. 111/2023. È sulle correzioni che il quadro si fa istruttivo, perché le due categorie isolano gli stessi tre punti.
Le consigliere nazionali CNDC delegate alla materia, Rosa D’Angiolella e Micaela Sette, chiedono di dotare il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria di una propria autonomia finanziaria e contabile, allineandolo agli altri organi di autogoverno delle magistrature speciali: la magistratura tributaria a tempo pieno impone un corrispondente cambio di passo organizzativo. L’UNCAT muove dallo stesso rilievo e lo formula in termini di sistema, chiedendo di diluire l’eccessiva dipendenza della giurisdizione tributaria dal Ministero dell’economia (parte in causa in ogni controversia) a partire proprio dal rafforzamento dell’autonomia del CPGT. Un organo di autogoverno privo di leve di bilancio proprie gestisce carriere e valutazioni con risorse decise altrove; e qui l’altrove ha un nome.



