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FUTURA – Anno 2030 (Episodio 5) - Mentre cercavamo talenti, qualcuno li aveva costruiti

di Massimo Pezzini

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Blast
apr 13, 2026
∙ A pagamento

Cinque minuti di camminata sotto i portici e Bruno si fermò davanti a una vetrina. Uno spazio piccolo, moderno ma accogliente. Dentro c’era una persona sola con tre maxischermi e una specie di grande iPad al posto del tavolo. Della reception nemmeno l’ombra, i collaboratori evaporati, e i praticanti, immaginati in quel contesto, sarebbero apparti qualcosa di preistorico. Ma l’attimo esatto che paralizzò Bruno fu quando gli cadde l’occhio sull’insegna. Un design ricercato ma di giusto, con uno stile un po’ orientale. A fianco dell’ingresso, all’interno di una specie di quadro in plexiglass, emergeva una scritta in rilievo al centro di una cornice in muschio stabilizzato verde acceso e di grande impatto. BioTAX: pianificazione fiscale e finanziaria per aziende biologiche.

Sarebbe stato folle fingere di non aver visto nulla senza provare a capire di più. Così non potemmo che fare come Bruno. Fermarci. Realizzammo che quello che stavamo vedendo non era un esperimento ma era già un modello, di quelli che fino ad allora avevamo solo letto in qualche articolo. Una persona, una nicchia precisa, e una batteria di agenti che facevano il resto: contabilità, scadenze, insomma tutto o quasi. Guardando uno dei tre schermi si notava il volto di un’avvenente mezzo busto di una centralinista che, come le signorine buonasera, un tempo ammirate solo dagli spettatori serali delle trasmissioni della Rai, mostrava un labiale disinvolto più che umano, faceva con molta probabilità anche da primo filtro con i clienti. Un parallelepipedo di legno e vetro, led e muschio stabilizzato senza nessuna gerarchia visibile. Nessuna delle cose che avevamo sempre usato per riconoscere uno studio e neanche un’azienda, per lo meno. Zero costi fissi di personale.

Tutto il resto era qualcosa di impalpabile ma di molto più solido di quanto potessimo immaginare.

«Quanti clienti può avere uno così?» disse Bruno. Nora non si girò. «Abbastanza per conoscerli tutti per nome.»

Mentre lei stava ancora ultimando la frase avevo già chiesto a ORA la visura. I numeri arrivarono in pochi secondi, piatti ma forti come in quel gioco che si faceva alla leva e che chiamavano lo schiaffo del soldato, dove bendato aspettavi il ceffone senza sapere da che parte arrivasse.

Novecentottantamila euro di fatturato. Un dipendente. EBITDA del 73 per cento.

Li guardai due volte senza dir nulla. Allungai solo lo schermo per mostrarli a Bruno e Nora. Anche loro avvicinarono la faccia allo schermo pensavo di non aver letto bene.

Io pensai a tutti gli altri mono studi, ai micro-studi, a quelli che per anni avevamo mentalmente archiviato come outsider del mercato, troppo piccoli per reggere il confronto e troppo soli per gestire la complessità e pensai che avessimo sbagliato qualcosa. Il mercato era nuovamente cambiato. O meglio, avevamo avuto ragione fino a un momento impreciso della storia, e quel momento era già passato senza che ce ne accorgessimo. Adesso erano loro i più liberi tra i liberi professionisti, nessuna struttura da difendere, nessun costo fisso sul quale galleggiare che ti obbliga a riempire l’agenda anche quando non ha senso, nessun modello consolidato che ti impedisce di cambiare direzione, flessibilità totale. La possibilità di reinventarsi e rigenerarsi senza dover convincere nessuno, senza riunioni o senza resistenze interne.

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