Rimasi seduto ancora qualche secondo, con quella parola che continuava a restarmi appesa nella testa come un post-it. Sentivo quel “come” più che una soluzione come una responsabilità alla quale sapevo che non avrei potuto rispondere da solo.
Quando uscii dal mio studio, trovai Bruno e Nora già seduti in sala riunioni come se tutti avessero l’esigenza di un confronto immediato. Fu Bruno a parlare per primo, con un tono insolitamente basso. «Allora mettiamola così. Se il problema non è più il cosa facciamo, ma il come lo facciamo…dobbiamo ripensare lo studio. Da capo.»
Non era una soluzione ma Bruno era fatto così: di fronte al caos, cercava sempre di arrivare alla fine nel minor tempo possibile. Nora replicò subito «Riprogettarlo come, Bruno? Come un sistema più efficiente? O come qualcosa di diverso da quello che siamo stati finora?»
Bruno si limitò ad aprire il tablet e a scorrere alcune schermate, poi lo ruotò verso di noi. Dashboard, flussi, simulazioni di carico lavoro generate durante la notte dagli agenti autonomi. Tutto perfetto. Tutto già ottimizzato.
«Guarda qui,» disse. «Onboarding clienti automatizzato al 90 per cento. Simulazioni fiscali e societarie generate in anticipo rispetto alle richieste. Alert predittivi su anomalie operative. Se integriamo meglio ORA nei processi decisionali, possiamo anticipare praticamente tutto. Lo studio diventa una macchina di previsione. Dobbiamo andare li.» Il tono era calmo, ma dietro la calma si sentiva la sua visione: lo studio come sistema ingegnerizzato, una piattaforma decisionale aumentata dall’intelligenza artificiale. Nora lo lasciò finire senza interromperlo fino a quando appoggiò i gomiti sul tavolo e parlò con una lentezza che, quando la conosci, significa che sta per dire una cosa scomodissima.
«Se diventiamo solo una macchina di previsione, il cliente parlerà direttamente con la sua. E noi diventeremo un passaggio intermedio. Elegante, costoso…e inutile.»
La parola rimase sospesa sul tavolo come un oggetto di cristallo. Bruno non si scompose, ma il tono della sua voce iniziò a tradire la sua calma. «Non è vero,» replicò. «Le aziende avranno sempre bisogno di qualcuno che validi le decisioni. Che garantisca. Che si assuma la responsabilità.»



