Martedì 28 aprile 2026. Il Consiglio Nazionale del Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (CNDCEC) ha finalmente fissato la data di inizio del percorso formativo necessario per ottenere la qualifica di certificatore del Tax Control Framework (TCF).
Nell’informativa 64/2026 è stato annunciato che a fine mese saranno fruibili i tre moduli relativi ai sistemi di controllo interno di gestione del rischio fiscale (40 ore), ai principi contabili e al diritto tributario (entrambi di 20 ore), per un totale di 80 ore.
Meno di un mese fa su queste pagine si commentava come il Consiglio Nazionale Forense avesse avviato il primo modulo per i propri iscritti, mentre i commercialisti che avevano effettuato la prenotazione a seguito dell’informativa 146 del 20 ottobre 2025 erano costretti ad attendere, come Godot, un calendario che sembrava non arrivare mai.
Da ieri i ruoli si sono invertiti, in una volata avvincente quasi quanto la rivalità Bartali-Coppi. Gli avvocati hanno concluso il primo modulo, ma non hanno ricevuto istruzioni né sul test di valutazione né sul calendario dei moduli successivi. I commercialisti, invece, potranno gestire (quasi) in autonomia tutto il percorso formativo. E, probabilmente, completare l’iter in tempo utile per ottenere la qualifica e certificare i TCF delle società che hanno presentato istanza di ammissione al Regime Adempimento Collaborativo tra il 2024 e il 2025, che devono trasmettere la certificazione entro il 30 settembre 2026 (salvo ulteriori proroghe).
A livello operativo, la durata del percorso formativo è quella minima definita dall’articolo 2 comma 2 del Decreto Interministeriale 212 del 12 novembre 2024 e dettagliata dal successivo protocollo d’intesa sottoscritto dal Ministero dell’economia e delle finanze, dall’Agenzia delle entrate, dal Consiglio Nazionale Forense e dal CNDCEC ormai un anno fa (11 aprile 2025).
Nel medesimo protocollo si lasciava ai Consigli nazionali interessati le modalità di svolgimento sia dei corsi che dei test di valutazione. Il CNF ha scelto di erogare la formazione on line in modalità sincrona, ma, ad oggi, completato il primo modulo non sono state diffusi i dettagli per i test o per i moduli successivi. Il CNDCEC, invece, dopo avere raccolto le preiscrizioni a ottobre 2025, ha scelto di erogare i corsi on-demand, dopo avere acquisito dai docenti le registrazioni delle lezioni e i quesiti per la valutazione finale.
Per accedervi, gli aspiranti certificatori dovranno registrarsi e procedere all’acquisto dei singoli moduli, in considerazione delle eventuali esenzioni parziali previste dal protocollo d’intesa. Ricevuta conferma del pagamento, potranno accedere alla piattaforma, fruire dei corsi e pianificare i relativi test di valutazione sulla base delle date disponibili. Inoltre, il singolo corsista è libero di scegliere se seguire il singolo modulo e svolgere il relativo test oppure di completare tutti i moduli e successivamente sottoporsi ai test, che saranno accessibili previo pagamento di un contributo di formalizzazione della prenotazione.
Sebbene sulle modalità dei test il Consiglio Nazionale si riservi di emettere una successiva informativa, viene subito specificato che i test saranno svolti on line su una diversa piattaforma, con il sistema proctoring, una “tecnologia di sorveglianza digitale che consente di monitorare a distanza il comportamento del candidato durante il test e che garantisce l’identità del candidato”. Pur accogliendo con favore la scelta di consentire al singolo corsista di gestire tutto il percorso formativo e valutativo on-line, un sistema di supervisione a distanza, per quanto legittimo, potrebbe suscitare qualche perplessità. Considerato che esistono diverse tipologie, è prematuro esprimere un giudizio, ma pochi anni fa il Garante per la Protezione dei Dati Personali aveva emesso una sanzione all’Università Bocconi per avere utilizzato un programma di proctoring per supervisionare lo svolgimento degli esami a distanza, a causa del trattamento di dati personali biometrici in violazione delle vigenti normative in materia di privacy. La sanzione, confermata dalla Corte di Cassazione con sentenza del 13 maggio 2024, evidenzia come l’utilizzo di tecnologie biometriche, per quanto percepite come oggettive e molto efficaci, possano avere un impatto sui diritti e sulle libertà fondamentali delle persone, che i titolari del trattamento dovrebbero valutare con estrema attenzione.
Al netto di questi dettagli, la speranza è che la piattaforma implementata dal CNDCEC consenta, dopo oltre due anni dall’introduzione dell’obbligo di certificazione del TCF (D.lgs. 221 del 30 dicembre 2023), ai commercialisti interessati di acquisire i titoli necessari per l’iscrizione all’Elenco, sino ad oggi riservato a chi era stato totalmente esentato dalla formazione grazie ai requisiti stabiliti dal Protocollo d’intesa. E, perché no, che in questa informativa anche il CNF trovi lo stimolo per consentire anche ai propri iscritti di completare la formazione in tempo utile per la prossima scadenza, ormai alle porte. Un risultato di cui beneficeranno i professionisti, che potranno finalmente offrire un servizio di valore ai propri clienti, ma anche le società intenzionate ad adottare il TCF, che avranno la possibilità di scegliere con maggiore serenità tra una platea più ampia di certificatori qualificati.


