Fatture elettroniche al servizio della riscossione: l’ultimo tassello di una strategia che stringe il cerchio
di Simona Baseggio e Barbara Marini
Con il provvedimento n. 153611 del 22 maggio scorso sono state disciplinate le modalità con cui l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione i dati aggregati delle fatture elettroniche emesse dai debitori iscritti a ruolo e dai loro coobbligati, allo scopo di facilitare l’individuazione dei terzi pignorabili e rendere più efficaci le procedure esecutive presso terzi.
In concreto, l’Agenzia trasmetterà periodicamente ad AdER la somma dei corrispettivi e il numero delle fatture elettroniche emesse dai debitori nei confronti di ciascun cessionario o committente nei sei mesi precedenti, unitamente ai dati identificativi di quest’ultimo: codice fiscale, partita IVA, denominazione e domicilio fiscale. Non viene trasmesso il dettaglio delle singole operazioni, ma il dato aggregato è più che sufficiente allo scopo: consentire all’Agente della riscossione di individuare i soggetti IVA che intrattengono rapporti commerciali con il contribuente esecutato e di avviare nei loro confronti il pignoramento semplificato di cui all’articolo 72-bis del D.P.R. n. 602/1973, mediante il quale AdER notifica al terzo un ordine di pagamento diretto fino a concorrenza del credito per cui si procede. Sul piano operativo, nella fase transitoria lo scambio avverrà via PEC con file protetti da password; a regime, è previsto un servizio automatizzato. Il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso parere favorevole il 14 maggio 2026 e il trattamento è stato sottoposto a valutazione d’impatto ai sensi dell’art. 35 del GDPR.



