Età pensionabile sempre più lontana: quando il lavoro invecchia prima della pensione
di Sara Bellanza
Ci sono temi che covano come braci sotto la cenere, pronti a riaccendere il dibattito dopo fasi di apparente calma. È il caso dell’età pensionabile, che riguarda non solo i cittadini - sempre più disillusi da un traguardo che si allontana - ma anche le diverse forze politiche.
Negli ultimi anni si sono susseguite numerose modifiche legislative che hanno inciso sui requisiti di accesso alla pensione e, soprattutto, sull’età anagrafica necessaria per lasciare il lavoro.
Se per il 2026 il requisito resta invariato, dal 2027 è previsto un aumento di un mese. E le prospettive future non sono rassicuranti perché, per lasciare il mondo del lavoro, l’età è destinata a salire in modo graduale e costante.
Chi dovrebbe preoccuparsi di più? Forse non tanto chi ha già alle spalle molti anni, anagrafici e contributivi, quanto piuttosto i giovani che, dopo il percorso universitario, hanno iniziato a lavorare solo da poco. L’allungamento della speranza di vita e il miglioramento delle condizioni di salute si traducono, infatti, in una permanenza sempre più lunga nel mondo del lavoro.
Si è davvero disposti a lavorare fino a oltre i settant’anni? La risposta è scontata. Ed è proprio per questo che vale la pena fermarsi a riflettere non solo su come cambierà l’età pensionabile, ma soprattutto su cosa potrebbe comportare per i lavoratori.



