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Economia

È tutta fuffa

di Mario Alberto Catarozzo

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Blast
giu 11, 2026
∙ A pagamento

C’è una frase che chi scrive ha sentito pronunciare in mille varianti, e sempre con lo stesso tono di sufficienza: “è tutta fuffa”. L’intelligenza artificiale? Una moda passeggera. Il coaching? Roba per chi non ha voglia di rimboccarsi le maniche. Il marketing per studi professionali? Trucchi per spillare soldi ai colleghi insicuri. L’organizzazione, i processi, la formazione manageriale? Perdite di tempo inventate da chi quel tempo te lo fa pagare. Esiste un’intera fetta di professionisti convinta che ogni novità sia, per definizione, un raggiro ben confezionato.

La cosa che colpisce è che questo scetticismo non è quasi mai mirato. Non riguarda una singola proposta, valutata e scartata con cognizione di causa. È un atteggiamento a trecentosessanta gradi, un filtro che si attiva prima ancora di capire di cosa si stia parlando. Tutto ciò che è nuovo finisce nello stesso cassetto: fuffa. E il cassetto si chiude in fretta, spesso con un sorriso di compatimento, perché lo scettico è quasi sempre convinto di essere il più furbo nella stanza.

Lo scetticismo ha una buona ragione (poi la perde)

Questo atteggiamento, a ben vedere, avrebbe anche un suo senso, inizialmente. Quanti corsi inutili, quanti consulenti improvvisati, quanti sedicenti guru della crescita personale hanno davvero venduto fumo a professionisti seri? Tanti. Il mercato della formazione e della consulenza è pieno di chi promette e poi non mantiene. Diffidare, da questo punto di vista, è sano: potremmo definirla prudenza e fin qui non ci sarebbe nulla di male, anzi potrebbe rappresentare quella sana capacità di valutazione critica che è decisamente utile.

Il problema nasce quando la prudenza si irrigidisce e diventa pregiudizio. Quando vogliamo capire prima di acquistare siamo nel campo della prudenza, consapevolezza e capacità critica. Va tutto bene. Quando non ci si crede a prescindere e non si vuole approfondire, allora entriamo nel campo dello scetticismo, che distrugge ogni possibilità di novità e di cambiamento.

Scetticismo non è pensiero critico

È la confusione più diffusa e la più dannosa. Il pensiero critico esamina, confronta, chiede prove e poi decide. Lo scetticismo pregiudiziale salta l’esame e va dritto al verdetto: non funziona. Sembrano cugini, in realtà sono opposti. Il primo è un lavoro: costa fatica e tiene la mente aperta. Il secondo è una scorciatoia che regala l’illusione dell’intelligenza - perché chi dice “non ci credo” sembra sempre più sveglio dell’entusiasta - risparmiando però la fatica di capire. È una posizione comodissima: lo scettico non rischia mai di sbagliarsi in pubblico, non deve mettersi in gioco, non deve studiare nulla di nuovo: ha già la risposta (sempre la stessa). Mentre il collega prova, sbaglia, corregge e ogni tanto azzecca qualcosa, lui resta fermo a commentare. E quando il collega ottiene un risultato, può sempre liquidarlo come fortuna.

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