Con “competenze digitali” non si fa riferimento meramente all’alfabetizzazione informatica in senso stretto, né alla capacità di usare uno specifico software. Parliamo della capacità delle persone di vivere, lavorare e decidere in un contesto strutturalmente digitale.
Il tema è fondamentale ma, molto spesso, passa in sordina rispetto a concetti come “strumenti” e “processi” quando si parla di transizione digitale.
I dati europei e nazionali lo confermano e convergono su un punto che non può più essere ignorato. Secondo il Digital Economy and Society Index (DESI) della Commissione europea, solo il 45-46 per cento della popolazione italiana tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base, a fronte di una media europea superiore al 55 per cento, con differenze marcate legate all’età, al livello di istruzione e alla condizione occupazionale.
Le rilevazioni ISTAT restituiscono una fotografia coerente: l’utilizzo degli strumenti digitali è ormai diffuso, ma una parte rilevante della popolazione incontra difficoltà quando le attività richiedono competenze più strutturate, come la gestione consapevole delle informazioni o la valutazione critica dei servizi online.
Il livello di competenza cresce al crescere del titolo di studio, a conferma del fatto che il principale fattore di rallentamento della digitalizzazione non è la mancanza di tecnologia, bensì la carenza di competenze digitali adeguate.
Per colmare questo gap di conoscenze è necessario dotarsi di un modello di riferimento adeguato: è esattamente su questo terreno che si colloca DigComp 3.0.



