Dalle accise al controllo: il question time conferma la nuova strategia
di Simona Baseggio e Barbara Marini
Dopo il decreto carburanti, di cui abbiamo già scritto su queste pagine evidenziando il passaggio dalla leva fiscale al controllo del mercato, il question time di ieri in Commissione Finanze aggiunge un tassello ulteriore e, per certi versi, chiarificatore: la leva delle accise non è più al centro della strategia pubblica.
L’interrogazione muove da una critica ormai ricorrente: misure temporanee, frammentarie, incapaci di offrire certezze a imprese e consumatori. Da qui la richiesta – tutt’altro che nuova – di una riduzione strutturale delle accise, possibilmente ancorata a un meccanismo automatico in grado di reagire alle fluttuazioni dei prezzi internazionali. In altri termini, si chiede di trasformare un intervento discrezionale in una regola stabile.
La risposta del Governo, tuttavia, non apre a questa prospettiva. Al contrario, si muove lungo un doppio binario ben definito: da un lato, il richiamo agli strumenti già esistenti nell’ordinamento; dall’altro, la riaffermazione dei vincoli di finanza pubblica come limite invalicabile.
Il primo passaggio è particolarmente significativo. Viene ricordato che il sistema già prevede un meccanismo di possibile riduzione delle accise legato all’extra-gettito IVA derivante dall’aumento dei prezzi energetici. Non si tratta, quindi, di un vuoto normativo. Il punto è che questo meccanismo, pur esistente, è complesso, condizionato e – soprattutto – scarsamente utilizzato in modo sistematico. Il che suggerisce una conclusione non banale: il problema non è l’assenza di strumenti, ma la loro concreta praticabilità.
È sul secondo passaggio, però, che si coglie il vero significato della risposta al question time. Ogni eventuale intervento viene subordinato ai vincoli di finanza pubblica. È una formula ormai consueta, ma qui assume un peso decisivo. Perché rende evidente ciò che raramente viene detto in modo esplicito: le accise sui carburanti non sono più una leva di politica economica, ma una componente strutturale del gettito.
In questo quadro, l’idea di una riduzione stabile appare difficilmente compatibile con l’equilibrio dei conti. E infatti la strategia che emerge è diversa: interventi temporanei, calibrati sulla contingenza, affiancati da strumenti alternativi – come i crediti d’imposta settoriali e, soprattutto, i meccanismi di controllo dei prezzi introdotti dal decreto-legge.
Si chiude così un cerchio già delineato dal provvedimento normativo. Se nel decreto si poteva ancora leggere un intervento “misto”, tra riduzione fiscale e regolazione del mercato, il question time chiarisce la direzione di marcia: la prima diventa residuale, la seconda centrale.



