Dal rent to buy alla coabitazione: le risposte del Piano Casa all’emergenza abitativa
di Sara Bellanza
Della Legge di Bilancio 2026 si è discusso a lungo, sia durante la fase di definizione sia dopo l’approvazione. A qualche settimana di distanza restano ancora molti temi aperti, ma oggi ci concentriamo su una questione che, con il passare del tempo, diventa sempre più urgente, tra caro affitti e aumento dei prezzi immobiliari: la crisi abitativa.
In questo contesto, si inserisce il nuovo Piano Casa, indicato come uno degli strumenti principali per affrontare l’emergenza. Il progetto, annunciato in precedenza e rimasto per mesi in una fase di stallo, torna ora al centro dell’attenzione grazie agli aggiornamenti introdotti con la Legge di Bilancio 2026.
L’obiettivo principale è di sostenere le categorie più fragili, a partire dalle giovani coppie ai genitori separati, dai lavoratori fuori sede agli anziani.
Resta da verificare, nella fase attuativa, se le misure previste saranno sufficienti a tenere testa alla domanda abitativa nei prossimi anni.
Perché si parla di emergenza abitativa
I c.d. organi di informazione raccontano ogni giorno le molte difficoltà che i cittadini italiani sono chiamati ad affrontare, ma c’è un’emergenza di cui si parla - forse - ancora troppo poco: il rischio di povertà abitativa. È un fenomeno molto complesso, il risultato di uno squilibrio strutturale tra redditi rimasti bassi e costi dell’abitare in continuo aumento, aggravato dalla carenza di alloggi a prezzi accessibili, soprattutto nelle grandi città.
A essere maggiormente colpiti sono gli studenti fuorisede, in particolare quelli che si trasferiscono dai piccoli ai grandi centri, ma anche i giovani lavoratori costretti a spostarsi per impieghi spesso poco retribuiti e chi desidera mettere su famiglia. Ma anche anziani e genitori separati finiscono nel vortice di una crisi che, soprattutto nei grossi centri, sta diventando sempre più evidente.
La pressione dei costi immobiliari incide soprattutto su affittuari, giovani e famiglie a basso reddito, rendendo la spesa per la casa uno dei principali fattori di vulnerabilità economica.
Queste difficoltà si riflettono direttamente sull’autonomia delle nuove generazioni: se un tempo si lasciava la casa dei genitori poco dopo i vent’anni, oggi l’età media supera i 30. E se anche tu ti ritrovi in quella fascia d’età, allora, ti sarai sentito dire, almeno una volta: “Hai trent’anni e vivi ancora con i tuoi”? Non bisogna sorprendersi tanto, considerando i costi degli affitti e gli stipendi insufficienti a farvi fronte. Se non con l’aiuto dei propri familiari, vivere soli o, peggio, acquistare casa, sta diventando più un obiettivo a lungo termine.



