Dal palco di Sanremo all’ufficio marchi: il caso “Per sempre sì” e la corsa a registrare il brand
di Pietro Alò e Antonello Cassone
Il caso del marchio “Per sempre sì” rappresenta un esempio emblematico di come, nell’economia contemporanea, il valore di un segno distintivo possa emergere e diventare contendibile nel giro di poche ore.
Dopo la vittoria al Festival di Sanremo 2026 con l’omonimo brano, il cantante Sal Da Vinci ha visto nascere spontaneamente attorno alla sua canzone un fenomeno mediatico e commerciale, culminato nella vendita online di anelli con la stessa dicitura e nella diffusione di contenuti promozionali sui social.
Tuttavia, secondo quanto emerso da verifiche sul sito del Ministero del Made in Italy, la domanda di registrazione del marchio “Per sempre sì” è stata depositata il 3 marzo 2026 da soggetti non collegati all’artista, aprendo un caso mediatico ma soprattutto giuridico ed economico di un certo interesse.
Da un punto di vista del diritto industriale, il marchio, come è noto, consiste in qualunque segno idoneo a distinguere prodotti o servizi di un’impresa rispetto a quelli di altre, e la sua registrazione conferisce al titolare un diritto esclusivo di utilizzo per le classi merceologiche indicate nella domanda. In Italia tale diritto nasce già dal momento del deposito della domanda e può durare dieci anni, rinnovabili indefinitamente, purché il marchio venga effettivamente utilizzato. Proprio questa dinamica rende il caso particolarmente significativo: il successo improvviso di una canzone può generare un valore commerciale immediato che soggetti terzi cercano di intercettare attraverso la registrazione del segno distintivo prima del suo ideatore naturale. Dal punto di vista economico, si tratta di un fenomeno noto come “appropriazione opportunistica del marchio”, che sfrutta il principio “first to file”, ossia il vantaggio giuridico di chi deposita per primo la domanda di registrazione.
Il punto centrale, comunque, non riguarda soltanto la vicenda specifica legata al brano vincitore di Sanremo, ma una questione più ampia di strategia economica e gestione degli asset immateriali. Nella moderna economia della comunicazione, il valore di un brand può nascere prima ancora che venga strutturato come prodotto commerciale: una frase, un titolo musicale o uno slogan possono trasformarsi in un marchio sfruttabile in settori che vanno dal merchandising alla gioielleria.
In questo contesto, artisti, aziende e manager sono dunque sempre più chiamati a muoversi con tempestività, registrando preventivamente i segni distintivi potenzialmente sfruttabili sul mercato.
L’episodio dimostra che la velocità di diffusione mediatica può superare quella delle strategie di tutela legale: un brano pubblicato a febbraio può generare, nel giro di pochi giorni, iniziative commerciali autonome e tentativi di registrazione del marchio da parte di terzi.
Per questo motivo la registrazione tempestiva dei segni distintivi non rappresenta più soltanto una formalità giuridica, ma una vera e propria scelta strategica di politica industriale e di valorizzazione economica dell’identità creativa. In definitiva, la vicenda di “Per sempre sì” non è soltanto un episodio legato al mondo dello spettacolo, ma un caso di scuola che dimostra come, nell’economia dei contenuti e della reputazione, il marchio possa nascere prima del prodotto e diventare immediatamente oggetto di competizione giuridica e commerciale.


