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Economia

Da domani si cambia registro. Stavolta non lo dice Netflix

di Stefano Ricca

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Blast
apr 09, 2026
∙ A pagamento

Qualche tempo fa ho scritto su Blast di case di software che alzano i prezzi quando sei già dentro, quando uscire ti costa più di restare. Ho chiamato quel meccanismo “un fiorino”, come la scena del confine in Non ci resta che piangere. Il dato passa di lì e qualcuno chiede il pedaggio. Non perché aggiunge valore, ma perché controlla il passaggio.

La sentenza del Tribunale di Roma su Netflix, uscita qualche giorno fa, racconta una storia simile. Ma aggiunge un capitolo che nel pezzo sul fiorino mancava: quello giuridico.

Il Tribunale ha accolto l’azione del Movimento Consumatori e ha dichiarato nulle le clausole che consentivano a Netflix di modificare i prezzi degli abbonamenti dal 2017 a gennaio 2024. Il motivo non è che Netflix abbia alzato i prezzi, farlo è lecito, in certi limiti. Il motivo è come lo ha fatto. Le clausole consentivano modifiche senza indicare nel contratto un giustificato motivo. Nessuna ragione scritta, nessun criterio. Solo: possiamo cambiare, e lo faremo.

Questo, secondo il Codice del Consumo, non basta. La clausola generica è clausola abusiva. E la clausola abusiva è nulla.

Il punto non è la cifra, fino a 500 euro di rimborso per chi è abbonato al piano premium dal 2017, stimano i legali del Movimento Consumatori. Il punto è il principio che la sentenza mette nero su bianco: comunicare una modifica non è la stessa cosa che avere il diritto di farla. Non basta avvisare. Serve il diritto di farlo, e quel diritto nasce da quello che c’era scritto nel contratto prima, non dalla comunicazione.

Netflix farà ricorso. La partita è aperta, la sentenza è di primo grado. Ma il principio è lì, e vale indipendentemente da come andrà in appello.

Vale per chi guarda le serie. Ma non solo.

Chi lavora in uno studio professionale le conosce, queste notifiche. Arrivano per email, sembra non vogliano disturbare più del dovuto, ti lanciano un sassolino e poi nascondono la mano: “a partire dal prossimo rinnovo, il canone sarà di...” Fine. Nessuna trattativa, nessuna spiegazione. Il software è cambiato, i prezzi sono cambiati, le condizioni sono cambiate. Tu puoi accettare o andartene — ma andartene significa migrare anni di dati, ricominciare da zero, spiegare ai clienti il disagio. Il costo di uscita è abbastanza alto da rendere teorica la scelta.

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