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Economia

Critiche (legittime) al sistema ESG europeo in questo inizio d’anno

di Andrea De Colle

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gen 12, 2026
∙ A pagamento

Nel 2025 il quadro normativo ESG dell’Unione europea ha conosciuto una significativa frenata dopo anni di espansione regolatoria, con particolare attenzione alla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e alla Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD). La CSRD, che impone obblighi di rendicontazione di sostenibilità articolati nei European Sustainability Reporting Standards (ESRS), e la CSDDD, che richiede due diligence ambientale e sui diritti umani lungo la catena del valore, sono state criticate per eccessiva complessità, oneri amministrativi elevati e potenziale impatto sulla competitività delle imprese europee.

Per affrontare queste criticità, la Commissione europea ha presentato il “pacchetto Omnibus I” il 26 febbraio 2025, con l’obiettivo di semplificare il quadro ESG, includendo modifiche alla CSRD e alla CSDDD, nonché contenente proposte di rinvio temporale degli obblighi in attesa di revisione. Nell’ambito di questo pacchetto, è stata approvata in procedura d’urgenza dal Parlamento europeo il 3 aprile 2025 la cosiddetta Direttiva “Stop-the-Clock” (Direttiva UE 2025/794), che ha posticipato l’entrata in vigore di alcune disposizioni della CSRD e della CSDDD, dando a imprese e Stati membri più tempo per adeguarsi e per negoziare le modifiche sostanziali.

A dicembre 2025 il Parlamento europeo ha approvato un accordo provvisorio sul pacchetto Omnibus I raggiunto con il Consiglio dell’Unione europea, confermando modifiche sostanziali ai requisiti di reporting e due diligence delle due direttive. Questo accordo riduce in modo significativo il campo di applicazione delle norme: l’obbligo di rendicontazione secondo la CSRD sarà ora limitato alle imprese con oltre 1.000 dipendenti e un fatturato annuo superiore a 450 milioni di euro, incluse le filiali europee di società extra UE, mentre l’obbligo di due diligence previsto dalla CSDDD si applicherà alle imprese con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato annuo superiore a 1,5 miliardi di euro, con l’entrata in vigore delle nuove regole fissata dal 26 luglio 2029.

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