“Copia” - LE PAROLE DI BLAST
di Cristina Marchesan
“Niente da fare! Anche alle superiori, la verifica di storia continuava ad essere uno di quei momenti bui dal quale sembrava difficile uscire indenni e non c’erano santi in grado di instillarci un minimo di simpatia per la materia che continuava inesorabilmente a primeggiare tra le più detestate. Figuriamoci poi al momento della prova scritta che, se non sufficiente, avrebbe richiesto un’ulteriore interrogazione orale.
L’insegnante aveva prontamente “sequestrato” i nostri telefonini, lasciandoci in perfetta solitudine - si fa per dire - con un foglio di carta bianco, per alcuni destinato a rimanere immacolato.
Il prof, assorto tra le sue scartoffie, maneggiava la carta con un leggero fruscio e, a parte quel suono, tutta la IV^C sembrava coperta da una pesante cappa di silenzio. Fu così che l’improvviso rumore di uno strap-strap, seguito subito dopo da un secco STRAP e dalla caduta involontaria di un cellulare nascosto - incollato con lo scotch sotto alla sedia di un compagno - causò l’inevitabile fallimento di quella maldestra tecnica di copiatura.”
Nel marasma percettivo di una parola che, il più delle volte, viene vista in maniera negativa, quanto può invece risultare funzionale l’atto di copiare per un artista?



