Contributo di 2 euro per le spedizioni in e-commerce: siamo sicuri che sia efficace e che non sia un dazio illegittimo?
di Ettore Sbandi
È in vigore dal 1° gennaio, “nel rispetto della normativa dell’Unione europea in materia doganale e fiscale, un contributo alla copertura delle spese amministrative correlate agli adempimenti doganali relativi alle spedizioni di modico valore provenienti da Paesi terzi”. Questa è la portata dell’art. 1, commi da 126 a 129, della Legge di Bilancio 2026, che dunque introduce un prelievo di confine, appunto a titolo di contributo per le spese di sdoganamento, per tutte le spedizioni, e-commerce in particolare, in arrivo in Italia.
La norma in questione, se da un lato è inattesa ed ha colto con una certa sorpresa gli stakeholders ed autorità (lo dimostra, si dirà, la circolare Dogane n. 1/2026), dall’altro si inserisce in una narrazione ben nota e che è in corso di forte di battito non solo nell’UE, ma anche in molti altri Paesi del mondo, dalla Turchia agli Stati Uniti.
Il problema è politico ed economico, da un lato, e tecnico e doganale, dall’altro.
Da un lato, infatti, si registra la volontà pressoché unanime, almeno nelle economie più sviluppate, di ridurre o disincentivare l’acquisto massivo di beni da piattaforme e-commerce che stoccano beni sul territorio extra UE e che, con la semplice mossa di spostare la logistica all’estero, possono vendere a prezzi irrisori beni di ogni tipo al consumatore che accetta la (sempre più breve) attesa del trasporto.



