Contributi alla Cassa dei commercialisti e compensazione con crediti fiscali: una possibilità ancora solo sulla carta
di Simona Baseggio e Barbara Marini
Molti dottori commercialisti si trovano oggi in una situazione paradossale: dispongono di crediti fiscali pienamente utilizzabili in compensazione, ma non possono impiegarli per estinguere i contributi dovuti alla propria Cassa di previdenza. Non perché manchi una base normativa – che, anzi, esiste da anni – ma perché il meccanismo operativo necessario per rendere effettiva tale compensazione non è ancora stato completato.
La questione nasce dal funzionamento stesso della compensazione “orizzontale” dei crediti d’imposta. Come noto, l’istituto trova il proprio fondamento nell’articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997, che consente ai contribuenti di estinguere debiti fiscali e contributivi mediante il modello F24, utilizzando eventuali crediti maturati verso l’erario.
È proprio l’utilizzo del modello F24 che consente la compensazione: senza l’ingresso di un determinato debito nel sistema dei versamenti unitari, la compensazione non è tecnicamente possibile.
Sul piano normativo, la possibilità di utilizzare crediti fiscali per pagare contributi previdenziali dovuti alle Casse professionali non è affatto una novità recente. Il passaggio decisivo risale al decreto ministeriale 10 gennaio 2014, emanato dal Ministero dell’economia di concerto con il Ministero del lavoro.
Tale decreto ha infatti previsto che anche gli enti previdenziali privatizzati – quelli disciplinati dai decreti legislativi n. 509 del 1994 e n. 103 del 1996 – possano accedere al sistema dei versamenti unitari e dunque al meccanismo della compensazione tramite F24.
Tuttavia, il legislatore ha subordinato questa possibilità a una serie di passaggi attuativi: in particolare, l’ente previdenziale deve adottare una specifica delibera regolamentare e deve essere stipulata una convenzione con l’Agenzia delle entrate per disciplinare i flussi informativi e i riversamenti delle somme versate.
In altre parole, la norma esiste, ma l’operatività dipende dalle scelte e dalle implementazioni tecniche delle singole Casse.
Per quanto riguarda la Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti (CNPADC), un importante passo avanti è stato compiuto nel 2025.
Con la delibera n. 96 del 28 maggio 2025, la Cassa ha infatti previsto l’introduzione del pagamento dei contributi tramite modello F24. La delibera è stata successivamente approvata dai ministeri vigilanti e la notizia dell’approvazione è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 15 settembre 2025.
Si tratta di un passaggio tutt’altro che formale: l’approvazione ministeriale rappresenta la condizione necessaria affinché il sistema possa essere implementato. Tuttavia, non basta da sola a rendere immediatamente utilizzabile la compensazione.
Nonostante il completamento del percorso deliberativo, la compensazione tra crediti fiscali e contributi dovuti alla Cassa dei commercialisti non è ancora concretamente utilizzabile.
Mancano infatti alcuni passaggi essenziali.
In primo luogo, deve essere finalizzata la convenzione tra la Cassa e l’Agenzia delle entrate. Tale convenzione serve a disciplinare il funzionamento tecnico del sistema: in particolare, il modo in cui i versamenti effettuati tramite F24 vengono comunicati alla Cassa e attribuiti alle singole posizioni previdenziali degli iscritti.
In secondo luogo, l’Agenzia delle entrate deve istituire gli specifici codici o “causali contributo” che consentano di indicare nel modello F24 il tipo di contributo dovuto alla Cassa. Senza questi codici, la compilazione del modello è semplicemente impossibile.
Infine, è necessario completare l’integrazione informatica tra i sistemi della Cassa e quelli dell’Agenzia delle entrate, in modo da consentire il corretto scambio dei flussi informativi e l’allineamento delle posizioni contributive.
Finché questi passaggi non saranno completati, il sistema resterà – di fatto – inattuato.
L’assenza di tali passaggi operativi emerge anche dalle modalità di pagamento attualmente indicate dalla stessa CNPADC.
Alla data odierna, i contributi continuano a essere versati attraverso i canali tradizionali messi a disposizione dalla Cassa: addebito diretto (SDD), PagoPA o M.Av. Non risulta invece ancora attivata la modalità di pagamento tramite modello F24.
Ciò significa che, almeno per il momento, gli eventuali crediti fiscali maturati dai professionisti non possono essere utilizzati direttamente per estinguere il debito contributivo verso la Cassa.
La conseguenza pratica è piuttosto evidente.
Anche i professionisti che dispongono di crediti fiscali potenzialmente compensabili dovranno continuare a versare i contributi previdenziali con i metodi ordinari.
Questo vale anche per la rata di marzo 2026 nell’ipotesi di rateizzazione dei contributi dovuti: l’assenza dell’operatività dell’F24 impedisce infatti di utilizzare i crediti in compensazione per coprire tali importi.
In sostanza, la compensazione resta per ora una possibilità teorica, non ancora praticabile.
La possibilità di pagare i contributi previdenziali della Cassa dei commercialisti mediante compensazione di crediti fiscali rappresenta una misura attesa da anni dalla categoria.
L’iter normativo e deliberativo compiuto negli ultimi mesi ha certamente avvicinato l’obiettivo. Tuttavia, fino a quando non saranno completati gli ultimi passaggi attuativi – convenzione con l’Agenzia delle entrate, istituzione dei codici F24 e integrazione dei sistemi informatici – la compensazione resterà una promessa non ancora realizzata.
Nel frattempo, i commercialisti devono continuare a fare ciò che ben conoscono: gestire la liquidità necessaria per adempiere alle scadenze contributive, anche quando – paradossalmente – dispongono di crediti fiscali che, almeno sulla carta, potrebbero già essere utilizzati.


