Conti pubblici e crescita: perché la prudenza non basta, secondo la Corte dei Conti e Bankitalia
di Immacolata Duni
L’audizione della Corte dei Conti e della Banca d’Italia sul Documento di finanza pubblica non è stata una delle tante tappe tecniche del dibattito economico. È stato, piuttosto, un vero e proprio richiamo alla politica: il vero problema dell’Italia oggi non è solo tenere in ordine i conti, ma tornare a crescere.
E su questo punto, i numeri sono difficili da ignorare. Le previsioni indicano una crescita destinata a rallentare progressivamente fino quasi ad azzerarsi nel giro di pochi anni. In altre parole: anche facendo “tutto giusto” sul fronte dei conti, il Paese rischia comunque di restare fermo.
E se non fosse stato per il PNRR, probabilmente, saremmo già in recessione.
Il messaggio chiave: i conti in ordine non bastano
A chiarirlo è stato Andrea Brandolini, capo del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia, cioè uno dei principali responsabili dell’analisi economica dell’istituto centrale.
Il suo ragionamento è semplice ma diretto: la prudenza nella gestione del bilancio pubblico è fondamentale, ma da sola non è sufficiente.
Se non viene accompagnata da riforme capaci di stimolare innovazione, capitale umano e produttività, il risultato è inevitabile: una crescita troppo bassa per sostenere il sistema economico.



