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Economia

Come sconfiggere le abitudini lavorative che impediscono il cambiamento

di Michele D’Agnolo

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gen 20, 2026
∙ A pagamento

Negli studi professionali la delega e l’innovazione organizzativa si scontrano quasi sempre con un nemico silenzioso e potente: le abitudini di lavoro.

Non si tratta di cattiva volontà, né di resistenza ideologica al cambiamento. Nella maggior parte dei casi, collaboratori e dipendenti non riescono ad apprendere nuove competenze o continuano a lavorare in un certo modo semplicemente perché quel modo è diventato automatico, ripetuto centinaia o migliaia di volte, fino a trasformarsi in un comportamento riflesso. È proprio questa automaticità che rende il cambiamento così difficile da governare per un managing partner o un office manager.

Le abitudini sono scorciatoie cognitive. Il cervello umano, per risparmiare energia, tende a trasformare le azioni ripetute in routine che non richiedono più uno sforzo consapevole. Si tratta di uno strumento potentissimo senza il quale non riusciremmo a suonare un violino o a guidare un’automobile in modo “automatico”. In uno studio professionale questo significa che il modo di gestire una pratica, di archiviare un documento, di comunicare con un cliente o di registrare un’attività diventa “il modo giusto” non perché sia il migliore in assoluto, ma perché è quello che non richiede più di pensarci.

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