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Fisco

CATTIVI PENSIERI (MA NON SEMPRE) - L’imprevedibilità di quest'epoca conferma che il concordato preventivo non s'ha da fare

di Dario Deotto

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mar 10, 2026
∙ A pagamento

L’epoca che stiamo vivendo, caratterizzata dal dominio della tecnica – che ha portato l’umano ad assomigliare alle “macchine”, fino a diventarne “strumento” -, ci ha portato a credere di poter razionalizzare e semplificare tutto, e soprattutto di poter eliminare l’imprevedibilità. Pensiamo dunque di potere/sapere controllare e prevedere qualsiasi evento, di predeterminare ogni possibile rischio, come se le organizzazioni sociali e quelle economiche fossero, appunto, “ingranaggi” o “macchine”.

Eppure, proprio gli eventi di questi giorni ci dovrebbero fare riflettere sul fatto che non tutto è governabile, prevedibile o pre-determinabile: anzi, sempre di più, negli ultimi tempi, il caso e l’imprevedibilità hanno giocato e giocano un ruolo fondamentale nelle dinamiche evolutive della nostra società (che è una società complessa), la quale, dunque, non è immune, dai cosiddetti “cigni neri”.

L’imprevedibilità del nostro vivere ha, evidentemente, dei riflessi anche nella fiscalità.

Ecco perché sin dall’inizio ci siamo interrogati (lo abbiamo scritto, oltreché riportato in varie occasioni) sull’opportunità di introdurre nel nostro ordinamento un istituto come quello del concordato preventivo biennale. L’istituto vorrebbe attuare, come è noto, insieme al potenziamento dell’adempimento collaborativo, uno dei principi cardine della c.d. riforma fiscale (che per ora, per la verità, può essere ritenuta un “intervento manutentivo” dell’esistente): quello di passare da una logica di definizione ex post a quella ex ante.

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